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Iran: il bilancio ufficiale parla di 3.117 vittime. Gran parte sarebbero stati delle forze di sicurezza

Numeri molto lontani dalle stime delle ONG

by il MetropolitanoRedazione ilMetropolitano
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Iran e Medio Oriente

Le autorità iraniane hanno diffuso un nuovo bilancio sulle vittime delle proteste che, dal 28 dicembre scorso, stanno scuotendo il Paese. Secondo quanto riportato dalla televisione di Stato, citando la Fondazione iraniana per i veterani e i martiri, sarebbero 3.117 le persone morte durante le manifestazioni contro il regime di Teheran.

Un dato che colpisce non solo per la sua entità, ma anche per la composizione: 2.427 delle vittime vengono definite “martiri”, termine con cui il governo indica i membri delle forze di sicurezza caduti negli scontri. Una narrazione che punta a sottolineare la pressione esercitata sui reparti impegnati nel contenimento delle proteste, presentati come principali bersagli della violenza di piazza.

Il divario con le stime indipendenti

Il numero fornito dalle autorità, pur elevato, risulta però molto distante dalle cifre diffuse da diverse organizzazioni non governative internazionali, che da settimane denunciano una repressione sistematica e brutale. Secondo le ONG, le vittime civili sarebbero “migliaia”, con un bilancio che supererebbe ampiamente quello ufficiale.

Le discrepanze tra le due versioni riflettono la difficoltà di ottenere informazioni verificate in un Paese dove l’accesso ai media indipendenti è fortemente limitato e dove internet subisce frequenti interruzioni mirate. Le testimonianze raccolte all’estero parlano di arresti di massa, uso eccessivo della forza e sparizioni forzate, mentre il governo continua a presentare le proteste come “azioni sovversive” orchestrate da potenze straniere.

Un Paese ancora in tensione

A quasi un mese dall’inizio delle manifestazioni, la situazione in Iran resta estremamente tesa. Le piazze continuano a riempirsi nonostante la repressione, e il divario tra la narrazione ufficiale e quella delle organizzazioni indipendenti alimenta ulteriormente il clima di sfiducia. Il bilancio diffuso oggi rappresenta l’ennesimo capitolo di una crisi che, numeri alla mano, appare ben lontana da una soluzione.

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