La ministra del Turismo Daniela Santanchè rilancia dal Forum internazionale del turismo di Milano un’idea destinata ad aprire un confronto lungo: cambiare il calendario scolastico per destagionalizzare il turismo italiano. Non più tre mesi di stop in estate e circa venti giorni a Natale, ma una serie di pause più brevi distribuite lungo tutto l’anno, sul modello dei principali Paesi europei.
Secondo Santanchè, l’attuale calendario concentra le vacanze «principalmente in due periodi dell’anno», generando forti picchi di affollamento e limitando la possibilità per le famiglie di viaggiare in bassa stagione. L’ipotesi sul tavolo è un «allineamento graduale» ai modelli europei, con vacanze autunnali, settimane di pausa invernali e uno stop primaverile tipo “spring break”, accompagnati da una riduzione della lunga pausa estiva.
L’obiettivo dichiarato è duplice: distribuire i flussi turistici lungo i dodici mesi e integrare il percorso di studi con esperienze di viaggio alla scoperta del territorio nazionale, dal Made in Italy alle destinazioni meno conosciute. La ministra parla di una possibile «svolta» per la destagionalizzazione, con benefici tanto per le imprese quanto per il benessere delle famiglie.
Santanchè ha spiegato di essere al lavoro «con il collega Valditara» per avviare un percorso di confronto su una graduale revisione dei piani scolastici e del calendario, ispirandosi ai sistemi più flessibili adottati in altri Paesi occidentali. Al ministero dell’Istruzione non risultano però, al momento, testi di riforma formalmente depositati: si parla di una fase embrionale, più politica che normativa.
Il dibattito coinvolgerà inevitabilmente Regioni e comunità scolastiche, visto che i calendari vengono stabiliti a livello territoriale e incidono su organizzazione delle scuole, lavoro degli insegnanti e vita quotidiana delle famiglie. In parallelo, il governo lega il tema scuola a una strategia più ampia: premiare le imprese turistiche che restano aperte almeno 240 giorni l’anno e trasformare l’Italia in una destinazione “365 giorni su 365”.
Nei principali Paesi europei il calendario è già più discontinuo: estati più corte, ma intervallate da diverse pause durante l’anno, dalla settimana bianca alle ferie autunnali. Questo schema consente una maggiore continuità dei flussi turistici e una migliore conciliazione tra tempi di lavoro, scuola e vacanze, soprattutto per chi viaggia in famiglia.
In Italia, al contrario, il lungo stop estivo resta una peculiarità storica, spesso legata anche alle condizioni climatiche e alla carenza di strutture scolastiche pienamente attrezzate per i mesi più caldi. Cambiare richiederebbe investimenti, una revisione dell’organizzazione didattica e un equilibrio tra esigenze economiche del turismo e priorità educative, nodo centrale sollevato da docenti e pedagogisti nelle prime reazioni critiche.
L’idea di usare il calendario scolastico come leva per migliorare il turismo “interno” potrebbe anche tronare utile agli operatori del settore che vedono nella redistribuzione delle ferie un possibile strumento per ridurre il sovraffollamento in alta stagione, migliorare la qualità dei servizi e stabilizzare l’occupazione.
Ant Ier