Nel dibattito sulla possibile presenza di agenti dell’Ice, la polizia federale statunitense per l’immigrazione, alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, interviene anche la Conferenza episcopale italiana. A prendere posizione è il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi, che ha espresso forti perplessità sull’ipotesi di coinvolgere forze di sicurezza straniere nella gestione dell’ordine pubblico durante l’evento.
Durante la conferenza stampa conclusiva del Consiglio permanente dei vescovi, Baturi ha sottolineato che la tutela della sicurezza in occasione di un appuntamento internazionale di tale portata «deve restare, per quanto possibile, nelle mani delle nostre autorità». Un richiamo chiaro alla centralità delle forze dell’ordine italiane, considerate dal prelato come le uniche titolate a garantire la gestione diretta del territorio.
La possibile partecipazione dell’Ice alle operazioni di sicurezza ha sollevato critiche da più parti, sia politiche sia sociali, alimentando un confronto acceso sul ruolo che organismi stranieri dovrebbero o non dovrebbero avere in un contesto nazionale. Le preoccupazioni riguardano soprattutto la natura dell’agenzia statunitense, tradizionalmente impegnata in attività di controllo migratorio e non in compiti di ordine pubblico in senso stretto.
Secondo Baturi, la gestione della sicurezza durante le Olimpiadi non dovrebbe essere «delegata» né condivisa con strutture che non appartengono al sistema istituzionale italiano. L’auspicio della Cei è che il governo e le autorità competenti mantengano la piena responsabilità delle operazioni, garantendo un equilibrio tra tutela dei partecipanti e rispetto delle prerogative nazionali. La posizione della Chiesa italiana si aggiunge così alle altre voci critiche che, nelle ultime settimane, hanno chiesto maggiore trasparenza e una riflessione più approfondita sulle modalità di cooperazione internazionale in vista dell’evento.