L’avvio dei cantieri del Ponte sullo Stretto slitta ufficialmente al 2026, ma per il ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini il progetto resta centrale nella strategia di rilancio del Mezzogiorno. In un’intervista a Radio 24, il leader della Lega ha chiarito che l’iter “non è azzerato” dopo i rilievi della Corte dei Conti, ma semplicemente sottoposto a un ulteriore passaggio di verifica tecnico-istituzionale.
Salvini ha spiegato che il governo ha deciso di portare la questione in Consiglio dei ministri per rispondere punto per punto alle osservazioni della magistratura contabile e proseguire il confronto con la Commissione europea, necessario per blindare coperture finanziarie e compatibilità con le regole Ue. L’obiettivo temporale, ha detto, non è più il 2025 – ormai trascorso senza il via ai cantieri – ma l’inizio del 2026, “Corte dei Conti permettendo”, come aveva già ribadito in diverse occasioni pubbliche.
Il ministro rivendica di essere “pronto domani” ad aprire i lavori, sottolineando che il passaggio chiave resta il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell’Authority dei Trasporti, oltre alla chiusura del dossier con Bruxelles. Il Ponte viene descritto come un’infrastruttura strategica per Calabria e Sicilia, in grado – nelle intenzioni dell’esecutivo – di generare occupazione, investimenti e un cambio di passo nella mobilità tra le due sponde.
Critiche e perplessità restano forti da parte delle opposizioni e di una parte del mondo tecnico, che contestano costi, impatto ambientale e priorità dell’opera rispetto a manutenzione e potenziamento della rete esistente. Salvini, però, insiste: la maggioranza è “compatta” e il cronoprogramma prevede un CdM dedicato per rispondere ai rilievi della Corte e chiudere il cerchio normativo, con la prospettiva di vedere le ruspe allo Stretto nel 2026.
LL