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Disinformazione online: a rischio diritti e libertà fondamentali e tassa occulta sulla democrazia

Quanto e cosa ci costano? Tra perdite economiche, polarizzazione e crisi di fiducia

by Fabrizio Pace
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Cybersecurity

A chi tra noi non capitato di leggere anche solo causalmente qualche banner pubblicitario un po’ sopra le righe tra quelli che normalmente affollano le pagine navigate on line? Magari palesemente fasulli (nelle immagini qui sotto ne riportiamo alcuni) ma non segnalati come tali. Perchè accade? Chi ne ha l’interesse?

Non si tratta ovviamente di una questione pubblicitaria ma è uno dei tanti tentativi di manipolazione attuata con la collaborazione involontaria di piattaforme social . Quest’ultime spesso con le loro intelligenze artificiali, non “riescono”…  a controllare i contenuti, che gli utenti inviano come pubblicizzati.

La disinformazione online non è solo un problema di contenuti falsi che circolano tra i banner delle pagine on line. È un fenomeno che impatta sull’economia reale, altera il processo democratico e corrode lentamente la coesione sociale. In pratica, agisce come una tassa invisibile che grava su bilanci pubblici, aziende e cittadini, mentre indebolisce l’architettura di sicurezza – anche digitale – su cui si regge una società moderna.

 

Negli ultimi anni, ricerche internazionali hanno mostrato che l’effetto economico delle fake news si traduce in perdite miliardarie: crolli reputazionali, volatilità dei mercati, scelte di investimento basate su informazioni manipolate, costi legali e di gestione delle crisi. Le imprese sono costrette a investire in monitoraggio delle minacce informative, sistemi di risposta rapida e coperture assicurative specifiche, integrando la gestione della disinformazione nelle proprie strategie di cybersecurity e di risk management.

hackerIl fronte sanitario è uno dei più esposti. Si ricorderà anni fa al tempo del Covid-19, la circolazione di contenuti falsi su vaccini, terapie o presunti “rimedi miracolosi”. Ciò si traduce in ricoveri evitabili, malattie prevenibili che riemergono, terapie avviate in ritardo.

Ogni ondata di disinformazione sanitaria produce costi aggiuntivi per i sistemi pubblici.

In questo quadro, la sicurezza delle informazioni – accurate, verificabili, accessibili – diventa parte integrante della sicurezza nazionale.

Sul piano politico, la disinformazione online agisce come un malware che attacca il “sistema operativo” della democrazia. Campagne coordinate di manipolazione possono distorcere la percezione dei fatti, delegittimare in anticipo le elezioni, insinuare il sospetto permanente di brogli e complotti.

La fiducia nelle istituzioni, nei media e nei processi di voto si logora, mentre il dibattito pubblico si sposta dalla verifica dei fatti alla guerra di narrative. La conseguenza è una democrazia più fragile, con governi percepiti come meno legittimi e parlamenti sotto attacco costante.

fake newsL’effetto sociale è altrettanto profondo. La disinformazione alimenta polarizzazione e conflitti identitari, spingendo le persone in “bolle” informative chiuse, dove circolano solo contenuti che confermano paure e pregiudizi.

In assenza di un minimo comune denominatore di fatti condivisi, il confronto si rompe: aumenta il linguaggio d’odio, si indebolisce la capacità di trovare compromessi e la gestione delle crisi – dalle pandemie alle guerre – diventa più difficile.

Una società che non condivide la stessa base di realtà è anche più vulnerabile a campagne ostili, incluse quelle orchestrate da attori esterni in chiave di guerra ibrida.

Da prospettiva di cybersecurity, la disinformazione online va trattata come un vettore di attacco dell’information space. Ciò implica investimenti strutturali in resilienza: alfabetizzazione digitale e informativa fin dalla scuola, giornalismo di qualità sostenuto da modelli economici stabili, infrastrutture di fact‑checking indipendenti, protocolli di risposta coordinata tra istituzioni, media e piattaforme. È un costo immediato, ma inferiore ai danni cumulati che si vogliono evitare, tanto sul versante economico quanto su quello politico e sociale. Non si creda che ci sia un ragazzetto dietro la tastiera o un singolo agitatore si tratta di vere e proprie batterie d’attacco informatico che operano con l’AI e con tanto di strategie studiate a tavolino.

In definitiva, contrastare la disinformazione online significa rafforzare l’integrità dell’ecosistema informativo su cui poggiano mercati, istituzioni e relazioni sociali. Ignorarla, invece, equivale ad accettare una progressiva erosione di ricchezza, fiducia e sicurezza, fino a mettere a rischio la stabilità stessa dello Stato.

Fabrizio Pace

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