Il nuovo ciclo di colloqui sul programma nucleare iraniano si apre a Ginevra in un clima di forte tensione regionale e con un massiccio dispiegamento militare statunitense in Medio Oriente. Si tratta del terzo round di negoziati, considerato da più osservatori un passaggio cruciale per evitare un’escalation militare. I colloqui si svolgono in forma indiretta, con la mediazione dell’Oman, come confermato dal ministro degli Esteri omanita Badr Al‑Busaidi, che ha parlato di una “inedita apertura a idee nuove e creative” da entrambe le parti. A guidare la delegazione iraniana è il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, mentre per gli Stati Uniti sono presenti Steve Witkoff — inviato speciale per il Medio Oriente, imprenditore immobiliare vicino al presidente Donald Trump — e Jared Kushner.
Washington punta a ottenere un accordo che limiti in modo significativo il programma nucleare iraniano. L’obiettivo immediato è convincere Teheran a interrompere l’arricchimento dell’uranio, considerato un passaggio essenziale per la costruzione di un ordigno nucleare, e ad affrontare il tema dei missili balistici a lungo raggio, che gli Stati Uniti ritengono un “problema enorme” per la sicurezza regionale. La pressione militare è parte integrante della strategia americana: una vasta flotta di navi e aerei da guerra è stata dispiegata nell’area, mentre Trump ha avvertito che “accadranno cose davvero brutte” se l’Iran non accetterà un nuovo accordo.
Teheran ribadisce la volontà di proseguire l’arricchimento dell’uranio, nonostante i danni subiti dal proprio programma dopo l’attacco ordinato da Trump contro tre siti nucleari nel giugno scorso. L’Iran considera la pressione militare statunitense una minaccia diretta e ha dichiarato che qualsiasi attacco americano renderebbe “tutte le basi USA in Medio Oriente obiettivi legittimi”, mettendo a rischio migliaia di militari statunitensi nella regione.
Il governo iraniano ha inoltre minacciato possibili ritorsioni contro Israele, evocando il rischio di un conflitto regionale su vasta scala. Secondo diverse analisi, questo round negoziale rappresenta una delle ultime opportunità per una soluzione diplomatica. Le tensioni interne all’Iran, aggravate dalle proteste nazionali delle settimane precedenti, potrebbero offrire a Washington una finestra di pressione, mentre Teheran mira a evitare un confronto diretto che potrebbe destabilizzare ulteriormente il Paese.