Nel mese di gennaio 2026, il commercio con i Paesi extra-UE ha registrato una contrazione congiunturale che ha interessato entrambi i flussi. Secondo le rilevazioni Istat, le importazioni hanno subito un calo del 3,9%, mentre le esportazioni hanno segnato una flessione più contenuta, pari all’1,9%, come riporta Ansa.
La riduzione congiunturale dell’export è riconducibile in larga misura alla contrazione delle vendite di beni strumentali. Tale comparto incide significativamente anche sulla flessione tendenziale su base annua, determinata per circa il 50% dal calo della domanda proveniente da Stati Uniti e Regno Unito.
Il dato annuale riflette un rallentamento diffuso verso la quasi totalità dei principali partner internazionali. Le contrazioni più marcate hanno interessato l’area Mercosur (-18,5%), il Giappone (-16,2%) e il Regno Unito (-14,8%), seguiti dai Paesi ASEAN (-7,1%) e dagli Stati Uniti (-6,7%).
In questo scenario di generale flessione, si registrano segnali di crescita esclusivamente verso due mercati strategici: la Svizzera, che segna un incremento delle esportazioni del 15,3%, e la Cina, in rialzo del 14,5%. Questi dati evidenziano una parziale diversificazione dei flussi commerciali in un contesto globale caratterizzato da una marcata debolezza della domanda di beni d’investimento.
Al. Co.