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Calabria, la fuga della salute: nel 2023 bruciati 326,9 milioni per curarsi altrove

La regione registra il peggior saldo negativo d’Italia: cresce il peso dei viaggi della speranza e cala l’attrattività del sistema sanitario locale

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La mobilità sanitaria continua a rappresentare una delle ferite più profonde del sistema sanitario calabrese, nonostante gli interventi del governo regionale. Ovviamente ci vorrà del tempo perchè il trend sia invertito. Nel 2023 il saldo negativo ha raggiunto quota -326,9 milioni di euro, un incremento di oltre 22 milioni rispetto all’anno precedente. È il dato più pesante d’Italia, come certifica il nuovo Report della Fondazione Gimbe presentato a Roma in occasione del trentennale dell’ente.

 

Il passivo deriva da un volume di debiti pari a 362,3 milioni, a fronte di soli 35,4 milioni di crediti, segno di una regione che non riesce ad attrarre pazienti da fuori e che, al contrario, continua a perderne in modo massiccio. Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sardegna e Sicilia insieme rappresentano oltre il 78% del saldo passivo nazionale, un indicatore che racconta la fragilità strutturale del Mezzogiorno.

A pesare è anche la scarsa presenza del privato accreditato: in Calabria le strutture private generano solo il 36,3% della mobilità attiva, contro una media nazionale del 54,5%. Un divario che riflette un’offerta insufficiente, spesso incapace di rispondere ai bisogni dei cittadini.

L’impatto pro capite del saldo negativo è stimato in -178 euro per abitante, una cifra che fotografa il costo sociale ed economico dei cosiddetti “viaggi della speranza”. Ogni anno migliaia di calabresi sono costretti a spostarsi per ottenere cure ritenute più tempestive o più sicure, con un peso che ricade sulle famiglie e sui bilanci pubblici.

Il quadro delineato da Gimbe conferma la necessità di un intervento strutturale: investimenti mirati, potenziamento dei servizi territoriali, riduzione delle liste d’attesa e una governance più stabile. Senza una svolta, la Calabria rischia di rimanere intrappolata in un circolo vizioso che svuota i reparti, impoverisce i conti e alimenta la sfiducia dei cittadini.

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