La crisi in Medio Oriente entra nel suo quinto giorno e il quadro internazionale continua a deteriorarsi rapidamente. La Turchia ha denunciato il lancio di un missile contro il proprio territorio, avvertendo che Ankara “si difenderà con ogni mezzo necessario”. La dichiarazione arriva mentre crescono i timori di un allargamento del conflitto, già esploso su vasta scala dopo lo scontro diretto tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Intanto, negli Stati Uniti, il commentatore conservatore Pete Hegseth ha invitato l’amministrazione americana a non fornire armi alle milizie curde, accusate da Ankara di sostenere gruppi ostili alla Turchia. Le sue parole alimentano un dibattito interno già teso sulle alleanze regionali e sulle strategie militari di Washington.
Secondo fonti militari statunitensi, un sottomarino americano avrebbe affondato una nave da guerra iraniana nel Golfo Persico, causando la morte di almeno 80 membri dell’equipaggio. L’episodio rappresenta uno dei momenti più gravi dall’inizio delle ostilità e rischia di innescare una nuova spirale di ritorsioni. Nella notte, inoltre, la base aerea statunitense di Al Udeid, in Qatar — una delle più strategiche per le operazioni Usa nella regione — è stata nuovamente colpita da un missile balistico. Non è ancora chiaro se vi siano vittime o danni significativi.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha comunicato che circa 50.000 militari americani presenti in Medio Oriente sono stati formalmente assegnati alle operazioni contro l’Iran. Un numero ancora maggiore di truppe e velivoli da combattimento sarebbe in fase di dispiegamento verso l’area, segnale di un’escalation che Washington considera ormai inevitabile.
Sul fronte politico iraniano, il New York Times riporta che Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei — ucciso nei giorni scorsi — sarebbe il favorito per succedere al padre come nuova Guida Suprema. Tre funzionari iraniani avrebbero confermato che il suo nome è emerso come il più accreditato durante la riunione dell’Assemblea degli Esperti, l’organo incaricato di scegliere il leader supremo del Paese. La possibile nomina di Mojtaba, figura influente ma controversa, potrebbe segnare una svolta significativa nella leadership iraniana proprio mentre il Paese è coinvolto in uno dei momenti più delicati della sua storia recente.