Le imprese femminili in Italia attraversano una fase di profonda trasformazione strutturale, caratterizzata da un significativo consolidamento della base imprenditoriale a fronte di una lieve flessione numerica.
Sebbene il totale delle imprese guidate da donne abbia registrato una contrazione dello 0,3% nel 2025 rispetto all’anno precedente — pari a circa 4.000 unità in meno — si osserva un netto rafforzamento delle realtà più solide.
Su una platea complessiva di 1 milione e 303mila imprese femminili registrate lo scorso dicembre, le aziende più strutturate e con un maggior numero di addetti stanno progressivamente occupando lo spazio precedentemente detenuto dalle micro-realtà.
I dati, presentati a Lucca in occasione dell’avvio dell’edizione 2026 del “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa”, emergono dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, realizzato con il supporto di SiCamera e del Centro Studi Tagliacarne e riportato da Ansa.
L’analisi dimensionale conferma questo spostamento verso l’alto della “taglia” aziendale: mentre le imprese più piccole, tra zero e nove addetti, diminuiscono di quasi 4.500 unità, crescono tutte le altre categorie.
Le aziende tra 10 e 49 addetti segnano un incremento dello 0,5%, quelle tra 50 e 249 addetti salgono dell’1,3%, mentre la crescita più rilevante riguarda le grandi imprese con oltre 250 dipendenti, che aumentano del 3,8%.
Questo rafforzamento si traduce anche in una maggiore solidità giuridica, con le società di capitali a guida femminile che crescono del 2,6% rispetto al 2024. Attualmente, l’imprenditoria femminile rappresenta il 22,3% del sistema produttivo nazionale, sebbene il calo della base produttiva non si distribuisca in modo uniforme su tutto il territorio italiano.
Al. Co.