La Croazia ha ufficialmente reintrodotto il servizio di leva obbligatorio. Da oggi, lunedì 9 marzo, le prime 800 reclute hanno fatto ingresso in tre caserme predisposte per l’addestramento di base, segnando il ritorno della coscrizione a 18 anni dalla sua abolizione. Il servizio, della durata di due mesi, riguarda i giovani uomini che nel 2026 compiono 19 anni, mentre per le donne la partecipazione resta esclusivamente volontaria.
La leva era stata sospesa nel 2008, un anno prima dell’ingresso del Paese nella Nato. Il governo conservatore guidato dal premier Andrej Plenković ha deciso di ripristinarla citando la necessità di rafforzare la sicurezza nazionale in un contesto europeo segnato da minacce ibride, attacchi informatici e un aumento degli eventi climatici estremi. «Questi rischi sono in costante crescita», ha dichiarato il ministro della Difesa Ivan Anušić, spiegando che la formazione di base mira a creare una riserva più ampia e preparata.
Il programma, approvato dal Parlamento nell’ottobre 2025, prevede che ogni anno vengano addestrate circa 4.000 reclute, che riceveranno un compenso mensile di 2.200 euro. Al termine dei due mesi di addestramento, i giovani entreranno nella riserva dell’esercito fino ai 55 anni. La chiamata può riguardare i cittadini tra i 19 e i 30 anni.
La Costituzione croata tutela l’obiezione di coscienza: chi rifiuta il servizio militare può optare per tre mesi di formazione nella Protezione civile oppure per quattro mesi di attività presso enti locali o regionali, senza retribuzione. Secondo i dati del ministero della Difesa, al momento solo una decina di giovani ha scelto una delle alternative civili. La decisione di Zagabria si inserisce in un trend più ampio: anche la Serbia e altri Paesi europei stanno valutando il ritorno a forme di servizio obbligatorio o rafforzato, in risposta al mutato scenario di sicurezza nel continente.