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Referendum Giustizia. Occhiuto: “Sì” per una riforma equa e “suprapolitica”

Il governatore calabrese difende la consultazione come atto di equità per i cittadini, elogiando il coinvolgimento diretto di Giorgia Meloni contro le polemiche strumentali

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Roberto Occhiuto Governatore della Calabria

Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vice segretario di Forza Italia, ha lanciato un appello forte e chiaro in vista del referendum sulla giustizia: il “sì” non è una bandiera politica, ma un imperativo di equità che guarda solo agli interessi dei cittadini italiani. Parlando ai microfoni di una nota emittente radiofonica nazionale, il governatore ha smontato le accuse di partigianeria che aleggiano sul voto, dipingendolo come il frutto di battaglie storiche trasversali, nate ben prima delle attuali.

 

In un contesto di campagna referendaria infuocata, Occhiuto ha puntato il dito contro toni “esageratamente polemici” che stanno trasformando un tema complesso come la riforma della giustizia in una semplice arena elettorale. “Non si tratta di sì contro no in chiave manichea”, ha sottolineato, ricordando come in passato figure di spicco da entrambi gli schieramenti avessero invocato misure per garantire la terzietà dei giudici e limitare l’influenza delle correnti magistrali.

“Queste erano lotte condivise, non appannaggio di un solo campo. È paradossale che oggi vengano etichettate come ‘di destra’ solo perché approvate da un Parlamento legittimamente eletto”, ha proseguito Occhiuto, con un riferimento velato alle evoluzioni ideologiche di alcuni protagonisti del dibattito.

La Calabria, terra di mille processi e ritardi giudiziari che frenano lo sviluppo economico, diventa per Occhiuto il terreno ideale per misurare l’urgenza di un cambiamento. Qui, dove le inchieste su corruzione e criminalità organizzata spesso si trascinano per lustri, una giustizia più efficiente significherebbe non solo punire i colpevoli con maggiore celerità, ma anche sbloccare investimenti e creare opportunità per i giovani. “Il referendum – ha insistito il governatore – è una scelta di giustizia pura, svincolata da logiche di potere. Rifiutarlo equivarrebbe a perpetuare un sistema che premia le lobby interne alla magistratura a scapito dei cittadini comuni”.

Roberto Occhiuto - firmaNon manca un endorsement netto alla premier Giorgia Meloni, lodata per “metterci la faccia” in prima persona. Secondo Occhiuto, la leader di Fratelli d’Italia sta facendo il suo dovere di capo coalizione, difendendo una riforma caldeggiata fin dal programma elettorale del centrodestra. “Gli oppositori non mirano tanto al ‘no’ sulla giustizia, quanto a un ‘no’ al governo tout court.

Meloni ha il coraggio di esporsi, e questo rafforza la legittimità del percorso”, ha concluso, in un messaggio che riecheggia la fermezza del Palazzo Chigi di fronte alle critiche dell’opposizione.

Il dibattito sul referendum, che si profila come uno snodo cruciale per il 2026, divide l’Italia tra chi vede nella riforma un baluardo contro l’inefficienza cronica del sistema giudiziario – con i suoi oltre 300mila processi pendenti solo al Tribunale di Napoli – e chi la considera un attacco all’indipendenza dei magistrati.

Dati ISTAT recenti confermano che i tempi medi di un procedimento civile superano i 500 giorni, un fardello che Occhiuto e i sostenitori del “sì” vogliono alleggerire attraverso meccanismi per ridurre l’arbitrarietà e rafforzare i controlli interni.

In Calabria, Occhiuto non è solo un commentatore: è un attore diretto. Sotto la sua guida, la Regione ha già varato iniziative per digitalizzare gli uffici giudiziari locali, in sinergia con il piano nazionale. “Votare sì significa dare concretezza a queste riforme, evitando che la giustizia resti ostaggio di personalismi”, ha chiosato. Mentre la campagna entra nel vivo, con comizi e spot che infiammano le piazze, il governatore calabrese si pone come ponte tra il governo centrale e i territori, puntando a convincere un elettorato stanco di slogan e assetato di risultati tangibili.

Il referendum, atteso per le prossime settimane, potrebbe ridisegnare non solo l’assetto giudiziario, ma anche gli equilibri politici in vista delle amministrative. Occhiuto, con il suo intervento, ha acceso i riflettori su un voto che va oltre le ideologie: è una chiamata alla responsabilità collettiva per una giustizia al servizio del Paese.

LL

 

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