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ISTAT: “Pressioni sul petrolio e tensioni a Hormuz frenano le prospettive dell’economia mondiale”

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Roma – Le tensioni in Medio Oriente tornano a pesare sulle previsioni economiche globali. È quanto emerge dalla nuova Nota mensile dell’Istat, che fotografa un quadro internazionale attraversato da incertezze crescenti e da un progressivo deterioramento delle prospettive per il 2026.

Secondo l’Istituto di statistica, l’escalation del conflitto nella regione sta generando pressioni al rialzo sul prezzo del greggio, un effetto diretto del ruolo dell’Iran come grande produttore di petrolio e della centralità strategica dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più delicati al mondo per il traffico energetico.

 

 

L’Istat parla apertamente di “shock dal lato dell’offerta”, con potenziali ripercussioni sistemiche su crescita, occupazione e inflazione. Un impatto che, al momento, resta difficile da quantificare: molto dipenderà dalla durata della crisi e da eventuali danni alle infrastrutture estrattive o alle rotte di approvvigionamento.

A preoccupare è anche la reazione dei mercati finanziari. La forte volatilità registrata nelle ultime settimane, osserva l’Istat, suggerisce che gli investitori non abbiano ancora pienamente scontato l’ipotesi di un conflitto prolungato, lasciando aperti scenari di ulteriore instabilità. Il risultato è una tendenza generale al ribasso delle prospettive per l’economia mondiale nel 2026, in un contesto in cui i rischi geopolitici tornano a essere un fattore determinante per l’andamento dei prezzi energetici e per la solidità della ripresa globale.

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