SAN LORENZO (RC) – C’è un silenzio, a San Lorenzo, che non è assenza, ma attesa. È il silenzio che segue il tonfo di un gigante: il secolare Olmo che per generazioni ha prestato la sua ombra ai pensieri e alle parole della comunità. Un crollo che ha rischiato di essere archiviato come un semplice ostacolo alla viabilità, se non fosse stato per una visione che ha saputo guardare oltre la polvere. Mentre l’istinto iniziale spingeva verso lo “sgombero della strada”, la politica del territorio ha scelto di fermarsi.
Il Consigliere Lorenzo Spizzica, seppur fuori regione in quel momento, è intervenuto con fermezza: «L’olmo non si tocca sino a che non arrivano gli esperti». Un monito che ha trasformato un’operazione di routine in un atto di resistenza culturale. «La fretta è figlia del timore — sottolinea Spizzica — una nebbia che offusca la lungimiranza. La vera sapienza ha il volto dell’umiltà: il coraggio di chi sa tendere l’orecchio a chi custodisce la memoria dei padri e la speranza dei figli».
Se molti si limitavano a immaginare una semplice teca celebrativa nella sala Consiliare, la nota trasmessa il 18 febbraio 2026 da Spizzica ha tracciato una rotta diversa. Fondamentale è stato l’incontro con i tecnici e con il Presidente Bombino, definito dal consigliere “persona eccezionale”, il cui ruolo è stato cruciale insieme alla sensibilità della direzione del MArRC (Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria) e ai docenti del dipartimento di Agraria dell’Università di Reggio Calabria.
In quel lutto cittadino richiesto da me stesso ,non si è celebrata solo una fine, ma si è preparato il solco per un nuovo seme. L’olmo non è più solo legno da ardere o un ingombro da rimuovere: diventa materia viva per un’identità che ambisce ai palcoscenici internazionali. Dalle radici dell’antico gigante nasce “Gerasimo”. Non un semplice ricordo, ma un progetto di ripartenza che mira a portare la storia laurentina fuori dai vicoli del borgo per farla entrare nei marmi solenni dei Ministeri, nei corridoi delle Università e nelle teche dei grandi Musei. Trasformare un simbolo locale in un tesoro universale. Unire la ricerca scientifica agraria alla conservazione archeologica e culturale.
La fine dell’Olmo è l’inizio di una visione. «Sognare è un atto rivoluzionario — conclude Spizzica — Immaginare la nostra identità come un tesoro universale non è vanità, è giustizia. Gerasimo nasce nei discorsi dei saggi e negli occhi dei giovani: è un’aurora che rompe l’oscurità». L’olmo è tornato alla terra, ma la sua linfa ora scorre in un progetto senza confini. San Lorenzo dimostra che quando l’umiltà incontra la visione, anche il sogno più audace diventa realtà.
comunicato stampa