La dichiarazione congiunta pubblicata dal sito di Downing Street dà il via ufficiale alla nuova iniziativa internazionale per lo Stretto di Hormuz, con 22 Paesi che si impegnano a contribuire alla sicurezza della navigazione commerciale. Il testo parla esplicitamente di forte condanna dell’attacco iraniano contro navi commerciali inermi, di profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto e ribadisce che la libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale.
Tra i firmatari figurano in prima linea Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone, che avevano già avviato insieme diversi giorni fa le prime iniziative politiche per il piano di sicurezza. Ora al gruppo iniziale si sono aggiunti progressivamente altri Stati, tra cui diversi Paesi europei, Canada, Corea del Sud e Nuova Zelanda, fino a raggiungere il numero di 22 sottoscrizioni.
Il documento non è una risoluzione vincolante delle Nazioni Unite, ma una nota politica congiunta che impegna i firmatari a sostenere misure concrete per il ripristino del libero transito marittimo nello Stretto di Hormuz, una delle rotte più importanti per il commercio del petrolio e delle merci nel mondo. Parallelamente, le capitali firmatarie sottolineano di voler mantenere il dialogo diplomatico aperto, chiedendo all’Iran di interrompere le azioni ostili, di fermare il posizionamento di mine e il ricorso a droni e attacchi militari contro le navi commerciali.
Per l’Italia, inserita fin dall’inizio in questo gruppo, si tratta di un passo importante in una fase di alta tensione geopolitica, con il governo che insiste sulla necessità di una tregua stabile e di un quadro multilaterale per evitare il rischio di un allargamento del conflitto in area Golfo.
PE