L’evento di Berlino del 7 febbraio 2026 coincide con l’anniversario della rivoluzione antimonarchica del 1979, ma i partecipanti hanno rigettato sia la teocrazia clericale che un ritorno alla monarchia, puntando a una repubblica democratica.
Sabato 7 febbraio 2026, decine di migliaia di esuli iraniani da tutta Europa – stimati tra 100.000 e oltre – si sono radunati vicino alla Porta di Brandeburgo a Berlino, nonostante la temperatura non proprio primaverile e la pioggia.
Organizzata dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI), la manifestazione ha visto bandiere con leone e sole sventolare tra slogan come “No ai mullah, no allo Scià” e appelli per regime change. Maryam Rajavi, leader NCRI, ha parlato dal palco in farsi, annunciando il “conto alla rovescia” per il rovesciamento e lodando le Unità di Resistenza interne.
Maryam Rajavi ha delineato un piano in 10 punti per un Iran laico: separazione religione-Stato, uguaglianza di genere, abolizione pena di morte e Iran non nucleare, con elezioni anticipate. Ha esortato la comunità internazionale a fermare esecuzioni, garantire internet libero, processare Khamenei per crimini contro l’umanità, chiudere ambasciate iraniane e tagliare fondi al regime.
Figure di spicco hanno sostenuto la piazza: ex Segretario di Stato USA Mike Pompeo ha definito l’evento una “rivoluzione”, Charles Michel (ex Presidente Consiglio UE) ha respinto l’appeasement e promosso il piano NCRI, Peter Altmaier e Sabine Leutheusser-Schnarrenberger (ex ministri tedeschi) hanno chiesto sanzioni e diritti umani. Rappresentanti curdi e minoranze hanno unito la voce contro la repressione, enfatizzando unità per una democrazia inclusiva.
La manifestazione pacifica rafforza la diaspora iraniana, segnalando al mondo che la resistenza organizzata è pronta per il cambiamento, senza interventi esteri diretti.
PE

Manifestazione contro regime iraniano a Berlino foto di GNS