Donald Trump parla di una possibile “Età dell’Oro del Medio Oriente” in un nuovo post pubblicato sul suo social Truth, dopo aver accettato una proroga del suo ultimatum contro l’Iran.
Il presidente americano, riferendo a un’intesa condizionata, afferma che gli Stati Uniti “daranno una mano a gestire l’aumento del traffico nello Stretto di Hormuz” e definisce la giornata un “grande giorno per la pace mondiale”, con Washington che si impegna a restare in zona per garantire il rispetto degli accordi.
La scadenza del confronto iniziale è stata spostata in avanti grazie a una mediazione promossa dal governo del Pakistan, che ospiterà a Islamabad, il 10 aprile, un nuovo ciclo di negoziati tra Washington e Teheran.
Le autorità di Islamabad hanno chiesto a Trump di estendere l’ultimatum di due settimane e all’Iran, in parallelo, di garantire la riapertura completa e sicura dello stretto, in modo da permettere la ripresa regolare del traffico petrolifero e commerciale. Le parti coinvolte hanno accettato la proposta, con il cessate il fuoco da parte americana vincolato appunto a queste condizioni.
In un’importante intervista telefonica con l’Agenzia France Presse, Trump afferma che la questione dell’uranio iraniano sarà “perfettamente risolta, altrimenti non avrei accettato l’accordo” e ribadisce di considerare la nuova intesa con Teheran una “vittoria totale e completa” per gli Stati Uniti.
Il presidente attribuisce inoltre un ruolo decisivo alla Cina nei negoziati, sottolineando che Pechino avrebbe contribuito a spingere l’Iran verso il tavolo, con un possibile impegno per il rilancio di collegamenti economici e di sicurezza nella regione.
Trump annuncia inoltre la propria intenzione di recarsi a Pechino a maggio per incontrare il presidente cinese Xi Jinping, un segnale che il riallineamento delle relazioni tra Washington, Pechino e Teheran potrebbe diventare un nuovo asse strutturale del sistema di sicurezza nel Mediterraneo orientale e nel Golfo Persico.
Nonostante i toni entusiasti, analisti internazionali avvertono che la strada da percorrere resta lunga, con le parti chiamate a tradurre le dichiarazioni di principio in vincoli concreti su armi, controlli satellitari, presenza militare e, soprattutto, sul futuro del programma nucleare iraniano.
PE