I colloqui ad alto livello tra Stati Uniti e Iran, mediati dal Pakistan nella capitale Islamabad, si sono protratti per oltre 15 ore senza raggiungere un’intesa sul programma nucleare iraniano.

James David Vance foto di GNS
Guidati dal vicepresidente americano JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, i negoziati hanno riguardato temi cruciali come l’arricchimento dell’uranio, lo Stretto di Hormuz e la stabilizzazione in Libano, in un contesto di tensioni regionali nel Medio Oriente.
Un momento simbolico ha segnato l’incontro: la stretta di mano tra Vance e Ghalibaf, descritta come cordiale da fonti iraniane e riportata dal New York Times, rappresenta il dialogo USA-Iran più elevato dai tempi della Rivoluzione islamica del 1979.
Nonostante l’atmosfera serena, Vance ha sottolineato la necessità di un impegno iraniano esplicito contro lo sviluppo di armi nucleari, senza entrare nei dettagli delle divergenze.
La tv di Stato iraniana ha attribuito il fallimento delle trattative alle “richieste irragionevoli” di Washington, mentre il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar ha invitato entrambe le parti a rispettare l’accordo di cessate il fuoco in Medio Oriente. Islamabad, che ha ospitato il terzo round trilaterale, si impegna a facilitare ulteriori dialoghi per evitare escalation, confermando il proprio ruolo di mediatore neutrale.
I negoziati riprenderanno nella tarda serata di oggi, con la speranza di progressi concreti che possano allentare le tensioni sullo Stretto di Hormuz, vitale per il commercio petrolifero globale, e favorire una de-escalation in Libano. Questa maratona diplomatica evidenzia la complessità delle relazioni bilaterali, dove gesti simbolici convivono con profonde divisioni strategiche.
PE