Nel cuore di Roma, in occasione della Giornata Mondiale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace, si è svolta oggi la 14ª edizione della Run for Autism International – Memorial Viridiana Rotondi (come riportato da Ansa), confermandosi come uno degli appuntamenti più significativi nel panorama sportivo e sociale italiano.
La manifestazione, organizzata dal Progetto Filippide in collaborazione con Opes e ASD Lazio Olimpia Runners Team, ha visto la partecipazione di circa 4.000 persone distribuite tra la gara competitiva e non competitiva di 10 km e la 5 km aperta a tutti.
Elemento distintivo dell’evento è la forte valenza inclusiva: oltre 600 ragazze e ragazzi con disturbo dello spettro autistico, provenienti da diverse sedi italiane del Progetto Filippide e anche da Belgio, Albania e Tunisia, hanno corso fianco a fianco con atleti e runner solidali. Un’iniziativa che, da quasi quindici anni, promuove lo sport come strumento di integrazione, superando la logica della competizione pura.
L’assessore capitolino allo Sport, Alessandro Onorato, presente alla manifestazione, ha sottolineato il valore simbolico dell’evento: una giornata “di sport, beneficenza e inclusione”, resa ancora più suggestiva dal percorso attraverso i luoghi storici della capitale. Sulla stessa linea Nicola Pintus, presidente del Progetto Filippide, che ha sintetizzato lo spirito della giornata affermando che “oggi Roma ha corso con il cuore”.
Anche il Forum Terzo Settore del Lazio, attraverso la portavoce Francesca Danese, ha evidenziato l’unicità della corsa, capace di unire persone con abilità diverse in un’unica esperienza sportiva condivisa.
Sul piano agonistico, nella gara maschile si è imposto Luca Parisi (SS Lazio Atletica Leggera) con il tempo di 32:08, seguito da Domenico Liberatore (Podistica Solidarietà) e Federico Roncaccia (Atletica Roma Acquacetosa). In campo femminile vittoria per Giulia Cappello (Go Running Team) in 35:31, davanti ad Antonella D’Aversa (Atletica Ferentino) e Giulia Pranteda (Gsbr).
La Run for Autism si conferma così non solo un evento sportivo, ma un modello virtuoso di partecipazione e sensibilizzazione, capace di mettere al centro la persona e abbattere barriere culturali attraverso il linguaggio universale dello sport.
MF