Il Fondo monetario internazionale lancia un nuovo allarme sulle conseguenze economiche del conflitto in Medio Oriente. Anche nell’ipotesi in cui le ostilità cessassero immediatamente, le tensioni sulle forniture energetiche globali continuerebbero a produrre effetti per tutto l’anno, generando uno shock “comparabile a quello del 1974”, ha spiegato il capo economista del Fondo, Pierre-Olivier Gourinchas, presentando l’ultima edizione del World Economic Outlook.
Secondo Gourinchas, l’attuale scenario presenta però due differenze sostanziali rispetto alla crisi petrolifera degli anni Settanta. Da un lato, l’economia mondiale è oggi “meno dipendente dal petrolio”, grazie alla diffusione di fonti alternative e a sistemi energetici più efficienti. Dall’altro, le banche centrali non stanno più sostenendo l’attività economica come allora, ma sono concentrate nel contenere l’inflazione, elemento che modifica profondamente la risposta macroeconomica allo shock.
Il nuovo quadro delineato dal Fondo prevede un rallentamento della crescita globale e un’inflazione più elevata nel 2026, con il rischio — nello scenario peggiore — di una crisi energetica “senza precedenti” capace di spingere il Pil mondiale verso il 2% e l’inflazione al 6%.
Sul fronte europeo, Gourinchas ha risposto anche alle domande sulla possibilità di sospendere nuovamente il Patto di stabilità alla luce delle difficoltà economiche. La posizione del Fondo è netta: “Molti Paesi europei stanno già lavorando per ridurre i deficit fiscali. È fondamentale mantenere la rotta, non deviare, continuare il riallineamento fiscale”. Il capo economista ha ricordato che le misure straordinarie adottate durante le recenti crisi — come la pandemia — hanno comportato spese pari al 2-3% del Pil, finanziate con nuovo debito, e che tali interventi devono restare “mirati e temporanei”.
Gourinchas ha inoltre sottolineato la necessità di ricostruire margini fiscali nel medio periodo, in linea con gli obiettivi fissati dall’Ue per il 2029-2031, avvertendo che sospendere le regole a causa dello shock energetico rischierebbe di compromettere la credibilità dei percorsi di aggiustamento.