Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha elogiato su X la linea assunta dall’Italia e da altri Paesi nei confronti del governo israeliano. Secondo Pezeshkian, le posizioni critiche espresse da Roma, Madrid, Pechino, Mosca, Ankara ed Egitto contro quelli che definisce “i crimini del regime sionista” deriverebbero “dalle loro profonde e storiche radici culturali”.
Il messaggio arriva in una giornata politicamente densa per l’Italia. Da Verona, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato la sospensione del rinnovo automatico del memorandum di sicurezza con Israele, un’intesa che negli ultimi anni aveva regolato la cooperazione bilaterale in materia di difesa.
Le parole di Pezeshkian si inseriscono in un contesto internazionale già segnato da tensioni crescenti. Nelle stesse ore, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha criticato duramente la posizione italiana, dichiarando di essere “scioccato” dalla linea di Roma sia sulla crisi con Teheran sia sul dossier energetico legato allo Stretto di Hormuz, uno dei punti più sensibili per la sicurezza delle forniture globali. Il confronto diplomatico resta dunque aperto, con l’Italia al centro di un equilibrio complesso tra relazioni euro‑mediterranee, pressioni statunitensi e dinamiche regionali in Medio Oriente.