La popolazione dell’Unione europea è destinata a diminuire in modo significativo entro la fine del secolo. Secondo le nuove proiezioni demografiche diffuse da Eurostat, tra il 2025 e il 2100 l’Ue perderà circa l’11,7% dei suoi residenti, pari a una riduzione stimata di 53 milioni di persone. Un calo che riporterebbe la popolazione complessiva sotto la soglia dei 400 milioni, attestandosi a 398,8 milioni entro il 2100.
Nel 2025, la popolazione europea è stimata in 451,8 milioni di abitanti, un dato tornato a crescere nel 2022 dopo la contrazione registrata nel 2021 a causa della pandemia di Covid‑19. Le proiezioni indicano che l’aumento continuerà ancora per alcuni anni, raggiungendo un picco di 453,3 milioni nel 2029. Da quel momento, però, la curva demografica inizierà a invertire la tendenza, con un declino graduale ma costante lungo tutto il resto del secolo.
Il calo previsto riflette dinamiche ormai consolidate: invecchiamento della popolazione, bassi tassi di natalità e un saldo migratorio che, pur positivo in diversi Paesi, non sarebbe sufficiente a compensare la diminuzione naturale. Eurostat sottolinea che l’impatto di questi trend varierà sensibilmente da Stato a Stato, con alcune economie più esposte al declino demografico e altre sostenute da flussi migratori più consistenti.
Le nuove stime riaccendono il dibattito sulle politiche necessarie per affrontare l’invecchiamento della forza lavoro, la sostenibilità dei sistemi pensionistici e la capacità dell’Ue di mantenere competitività e coesione sociale in un contesto di popolazione in calo.