“Girano in questi giorni diverse mie foto false, generate con l’intelligenza artificiale e spacciate per vere da qualche solerte oppositore. Devo riconoscere che chi le ha realizzate, almeno nel caso dell’immagine allegata, mi ha anche migliorata parecchio. Ma resta il fatto che, pur di attaccare e inventare falsità, ormai si usa davvero qualsiasi cosa.
Il punto, però, va anche oltre me. I deepfake sono uno strumento pericoloso, perché possono ingannare, manipolare e colpire chiunque. Io posso difendermi. Molti altri no.
Per questo una regola dovrebbe valere sempre: verificare prima di credere, e credere prima di condividere. Perché oggi capita a me, domani può capitare a chiunque”.
È il post con il quale il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ieri ha segnalato la presenza di diversi deepfake diffusi sulle varie piattaforme social. Uno dei quali la rappresentava in formato sexy, con i dovuti sproloqui nei commenti. In passato, noi avevamo già evidenziato altri contenuti falsi che la ritraevano, lasciando intendere presunte “situazioni” con la giustizia.
Il problema dei deepfake è che spesso se ne sottovalutano sia la gravità sia il danno che possono arrecare: in alcuni casi colpiscono l’immagine personale, in altri producono conseguenze anche economiche.
Si tratta di campagne denigratorie o lesive della reputazione, che partono da immagini false e si alimentano poi attraverso condivisioni, messaggi e like, finendo per influenzare anche chi ha minore dimestichezza con il web e, talvolta, per condizionare negativamente l’esito di un progetto o di un’iniziativa del malcapitato di turno.
Ci sono stati casi nei quali il circolo vizioso generato da un deepfake, amplificato dai social network, ha avuto conseguenze gravissime, arrivando persino a spingere la vittima verso gesti estremi.
Fabrizio Pace