Il mercato dell’energia vive una nuova giornata di forti ribassi, innescati dalle indiscrezioni su una possibile intesa tra Stati Uniti e Iran e sull’ipotesi di un allentamento delle tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero mondiale. Le prospettive di un accordo, osservano gli analisti, alimentano l’idea di un aumento dell’offerta globale e spingono gli operatori a ricalibrare le posizioni. Sul fronte del greggio, le vendite sono massicce. Il WTI cede circa il 12%, scivolando a 90,16 dollari al barile, mentre il Brent — benchmark internazionale — arretra di oltre l’11% e scende a 97,74 dollari, tornando sotto la soglia psicologica dei 100 dollari.
La correzione non riguarda solo il petrolio. Anche il gas europeo registra un tonfo significativo: ad Amsterdam, mercato di riferimento per l’Ue, le quotazioni perdono il 12% e scendono a 41,36 euro al megawattora, livelli che non si vedevano da settimane. Il quadro resta comunque volatile. Molto dipenderà dall’evoluzione dei colloqui tra Washington e Teheran e dalle eventuali ricadute sulla sicurezza e sulla capacità di transito nello Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale.