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Milano. Seduzioni visive ed arte raccontata

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Seduzioni visive ed arte raccontata (2)

Nel cuore del Churchill Caffé Events a Milano, l’atmosfera è densa di salsedine e mistero. Non è stata una semplice esposizione di una mostra d’arte, ma una vera e propria immersione nell’immaginario dell’artista Simone Di Matteo, che ha presentato la sua ultima fatica artistica: “Relitti”. Un titolo che evoca l’abbandono, ma che nelle mani dell’artista si trasforma in una potente promessa di rinascita.

Di Matteo definisce il mare come un “archivio”, una definizione di rara bellezza che ribalta la concezione comune di abisso. Per l’artista, l’acqua non nasconde, ma custodisce; non distrugge, ma preserva. Da questo immenso repertorio liquido tornano alla luce maschere, volti e forme che sembrano aver attraversato i secoli per portarci un messaggio urgente e importante . Ogni quadro è una narrazione autonoma, un frammento di un discorso più grande e consapevole  che non si ferma alla contemplazione nostalgica del passato. Al contrario, il concept di “Relitti” punta dritto al nostro futuro e ci porta a guardarci dentro: l’artista si interroga su ciò che resta degli dei, su quel residuo di divinità che ancora abita le macerie del nostro tempo.

 

L’impatto visivo della mostra è dirompente. Tra le opere che hanno maggiormente rapito il pubblico, spicca Gaia. La Madre Terra della sua arte  non è una figura rassicurante, ma una monito vivente: “Nulla vi appartiene”, sembra sussurrare dalle sue tele, ricordandoci la nostra condizione di ospiti temporanei su un pianeta che stiamo lentamente logorando. Altrettanto magnetica è la sua Venere. Dimenticate la bellezza eterea nata dalla spuma del mare; la Venere di Simone nasce dalla  ferita , non dal desiderio. È una dea che porta i segni del dolore e della lotta, una figura che acquisisce una dignità nuova proprio attraverso la sua vulnerabilità.

Simone Di Matteo si conferma un artista non convenzionale. La sua capacità di rompere gli schemi di un’arte retrò, troppo spesso ripiegata su canoni estetici sorpassati, lo rende una voce fuori dal coro. Sebbene il suo legame con la tradizione sia evidente nel richiamo ai miti e alle figure classiche il suo sguardo è perennemente rivolto in avanti. Non c’è traccia di sterile accademismo; c’è, invece, una tensione verso il domani, una ricerca di senso che utilizza il mito come bussola per navigare l’incertezza contemporanea.

Visitare “Relitti” significa accettare la sfida di guardare oltre la superficie, di riscoprire la mitologia non come un libro chiuso, ma come un organismo vivo che continua a parlarci di chi siamo e, soprattutto, di chi saremo. Di Matteo non si limita a dipingere: scava, recupera e restituisce dignità a ciò che sembrava perduto, regalandoci una visione dell’arte che è, allo stesso tempo, memoria e profezia, tutto ciò che la marea restituisce alla riva non è visto come rifiuto, ma come materiale narrativo grezzo:

  • Plastiche scolorite dal sale che riacquistano una dignità cromatica;
  • Legni levigati dalle correnti che diventano ossa di nuove divinità;
  • Corde sfilacciate che tessono i legami tra passato e presente;
  • Metalli corrosi che testimoniano il tempo che scorre e la forza degli elementi.

L’artista opera una sorta di alchimia contemporanea: raccoglie ciò che il mondo ha dimenticato o maltrattato e lo eleva a opera d’arte.

Paola Aricò  – Media creator

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