In un’udienza con i partecipanti alla Conferenza interparlamentare sulla criminalità organizzata, il Papa ha ribadito con forza il principio che il rispetto per la dignità di ogni persona, anche di chi ha commesso reati, esclude l’uso di pena di morte, tortura e ogni forma di punizione crudele o degradante.
Questo richiamo morale inserisce il dibattito sulle politiche penali in un quadro di tutela della persona umana, ribadendo il rifiuto di strumenti che ledono l’integrità fisica e psichica.
Il Pontefice ha poi spostato l’attenzione sul problema delle droghe, indicando l’educazione come “chiave” della prevenzione: fornire a bambini e giovani gli strumenti per riconoscere la profonda devastazione causata dalle sostanze illegali può aiutare a costruire scelte più responsabili.
Ha quindi messo in guardia sui social, che spesso diffondono informazioni errate e banalizzanti, facilitando la normalizzazione di comportamenti rischiosi.
Il messaggio pontificio punta a coniugare la lotta alla criminalità organizzata con la promozione di politiche giustizialiste più umane e di una prevenzione fondata sulla formazione e sulla responsabilità sociale.
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