Il rapporto di Amnesty International sulle esecuzioni capitali nel 2025 indica che l’Iran ha effettuato 2.159 esecuzioni, un numero che da solo rappresenta circa l’80% del totale mondiale censito dall’organizzazione.
Si tratta del più alto picco di condanne a morte documentato dalla prima metà degli anni ’80, con Teheran che ha più che raddoppiato l’uso della pena capitale rispetto al 2024.
Amnesty sottolinea come la stretta repressiva del regime sia strettamente legata alla repressione del dissenso interno, con molti processi che non rispettano standard minimi di giustizia e diritto alla difesa.
Dietro alla posizione di vertice globale dell’Iran, restano in ombra le migliaia di esecuzioni in Cina, dove i dati ufficiali non sono disponibili e restano stime a priori.
Le organizzazioni per i diritti umani chiedono a comunità internazionale e governi di rafforzare le pressioni diplomatiche e di adottare misure specifiche contro l’uso sistematico della pena di morte, soprattutto in contesti di protesta e repressione politica.
PE