Qualsiasi nuova aggressione contro l’Iran sarà seguita da una risposta “molto più severa”, che si estenderà oltre la regione. È l’avvertimento lanciato dal portavoce delle Forze Armate iraniane, Aboldfazi Shekarchi, riportato dai media statali, in un tono che rafforza il messaggio di dura deterrenza verso eventuali azioni ostili.
Shekarchi parla di una “risposta più pesante e forte”, con l’uso di “nuove tattiche” che partirebbero dall’Iran e andrebbero a colpire obiettivi considerati sensibili per le potenze avversarie.
Le autorità militari iraniane sostengono che l’obiettivo delle eventuali ritorsioni è già stato individuato e “è pronto”: una formula che, pur vaga, è pensata per aumentare la pressione psicologica sui rivali e dissuaderli da ulteriori offensive.
Il portavoce lega inoltre la minaccia alla dimensione economica, sostenendo che, se venissero messe in pericolo le esportazioni di petrolio dell’Iran, Teheran reagirebbe intervenendo sul flusso di greggio “tale da impedire al petrolio di lasciare la regione”. La frase è stata interpretata come un riferimento diretto allo Stretto di Hormuz e alle rotte energetiche del Golfo, dove l’Iran può avere un ruolo di controllo e perturbazione.
Il discorso del portavoce arriva in un contesto di forte tensione, con scambi di accuse e minacce tra Teheran, Israele e Stati Uniti, e in un momento in cui le potenzialità di un nuovo conflitto aperto restano temute da capitali e mercati.
Il governo iraniano ribadisce che la sua linea serve a difendere la sicurezza nazionale e a non farsi mettere in ginocchio da sanzioni e pressioni militari, mentre la comunità internazionale guarda con attenzione alla possibilità di una nuova escalation militare ed economica in Medio Oriente.
PE