Hezbollah ha definito l’intesa raggiunta a Washington tra Stati Uniti, Israele e Libano «una capitolazione e una sconfitta», respingendo con durezza le condizioni poste per il cessate il fuoco nel Sud del Paese. La tensione resta altissima anche sul terreno: un casco blu serbo della missione Unifil è stato ucciso in un attacco contro un convoglio dell’Onu nel Sud del Libano, episodio che rischia di complicare ulteriormente il fragile equilibrio lungo la Linea Blu.
Sul fronte politico statunitense, la Camera dei Rappresentanti ha approvato una risoluzione che chiede il ritiro delle forze americane coinvolte nel conflitto con l’Iran. Il testo, sostenuto dai Democratici e da quattro deputati repubblicani, richiama la War Powers Resolution del 1973 e stabilisce che qualsiasi azione militare contro Teheran debba essere autorizzata dal Congresso, aprendo un nuovo fronte di scontro istituzionale con il presidente Donald Trump.
Parallelamente, sul piano regionale, Israele e Libano hanno raggiunto un’intesa preliminare sull’attuazione del cessate il fuoco mediato da Washington. L’accordo, tuttavia, resta condizionato a due punti centrali: il disarmo di Hezbollah e il ritiro dei suoi combattenti dal Libano meridionale. Le delegazioni torneranno a riunirsi a fine giugno per tentare di definire un quadro di sicurezza più ampio e duraturo.
Dall’Iran, il leader supremo Mojtaba Khamenei ha diffuso un messaggio scritto in cui sostiene che «il nemico malvagio», riferendosi a Stati Uniti e Israele, avrebbe subito una «bruciante sconfitta» nella guerra contro Teheran, rivendicando la capacità del Paese di resistere alle pressioni militari e diplomatiche.