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BCE, nuovo rialzo dei tassi: stretta al 2,25% mentre rallenta la crescita e corre l’inflazione

by MQMariateresa Quattrone
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Christine Lagarde

La Banca Centrale Europea torna a intervenire sulla politica monetaria dopo quasi tre anni di pausa, alzando i tassi di interesse di 25 punti base e portando il tasso sui depositi dal 2% al 2,25%. La decisione, attesa dagli economisti, arriva come risposta allo shock energetico ed economico innescato dalla guerra in Iran e segna la prima stretta dal settembre 2023, quando l’Eurotower aveva chiuso un ciclo di dieci rialzi consecutivi legati all’impennata dei prezzi causata dal conflitto in Ucraina. Contestualmente, il tasso sui rifinanziamenti principali sale al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%.

L’ultimo aumento dei tassi risaliva al 20 settembre 2023, quando il tasso sui depositi era stato portato al 4% per frenare una spirale inflattiva alimentata dalla crisi energetica. Oggi lo scenario è diverso ma altrettanto complesso: il nuovo shock energetico legato alla guerra in Iran sta comprimendo la crescita e riaccendendo pressioni sui prezzi, spingendo la Bce a un nuovo intervento restrittivo.

Parallelamente alla stretta monetaria, l’Eurotower ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’Eurozona. Nello scenario di riferimento, il Pil dovrebbe aumentare dello 0,8% nel 2026, un decimo in meno rispetto alle stime di marzo, per poi attestarsi all’1,2% nel 2027 e all’1,5% nel 2028, unico dato in miglioramento rispetto alla precedente previsione dell’1,4%. Sul fronte dei prezzi, invece, le nuove proiezioni indicano un’inflazione più alta del previsto: 3% nel 2026, 2,3% nel 2027 e un ritorno al target del 2% solo nel 2028, con un leggero miglioramento rispetto alla stima precedente del 2,1%. “Le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”, si legge nella nota diffusa dalla Bce.

In conferenza stampa, la presidente Christine Lagarde ha definito l’aumento dei tassi “non una decisione drastica”, ma un segnale necessario alla luce dell’attuale contesto economico, dell’incertezza e delle proiezioni elaborate dall’Eurosistema. Lagarde ha respinto l’idea che l’Eurozona sia in una fase di crescita minacciata: con una stima dello 0,8% per il 2026, ha spiegato, “non ci troviamo in uno scenario di rischio significativo per la crescita”.

La presidente ha sottolineato che la solidità della decisione emerge in tutti gli scenari considerati — negativo, molto negativo e meno negativo — e ha ricordato che il sostegno alla crescita non può dipendere solo dalla politica monetaria. “Si può fare molto di più attraverso riforme strutturali, un mercato unico senza ostacoli al commercio, l’unione dei risparmi e degli investimenti”, ha affermato, richiamando i governi europei a un ruolo più attivo nel rafforzamento dell’economia dell’Unione.

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