Nel mondo sono 138 milioni i bambini coinvolti in attività lavorative che sfociano spesso nello sfruttamento. Di questi, 54 milioni sono impiegati in mansioni considerate pericolose per la salute e la sicurezza. A ricordarlo è il presidente dell’Anmil, intervenuto in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, rilanciando un appello che riguarda da vicino anche il nostro Paese.
Secondo l’associazione, la “vergogna mondiale” del lavoro minorile impone agli italiani un duplice sguardo: da un lato la responsabilità dei consumatori, dall’altro la consapevolezza che il fenomeno non è lontano, ma presente anche in Italia, spesso nascosto nelle pieghe dell’economia sommersa.
Nel mirino finiscono soprattutto i modelli produttivi basati su prezzi estremamente bassi, come la fast fashion, dove il costo ridotto dei capi può essere il risultato di filiere che sfruttano lavoratori vulnerabili, inclusi minori. Un meccanismo che, secondo l’Anmil, richiede maggiore trasparenza, controlli più severi e scelte d’acquisto più consapevoli.
La denuncia arriva in un momento in cui le organizzazioni internazionali chiedono ai governi di rafforzare gli strumenti di tutela e prevenzione, ricordando che il lavoro minorile non è solo una violazione dei diritti fondamentali, ma anche un ostacolo allo sviluppo sociale ed economico delle comunità coinvolte.
AC