Il Memorandum tra Stati Uniti e Iran si avvia verso la firma ufficiale, prevista per venerdì 19 giugno al Burgenstock Hotel di Lucerna, in Svizzera, luogo scelto per ragioni di sicurezza e riservatezza. L’intesa, articolata in 14 punti, prevede tra l’altro la ripresa del traffico navale nello Stretto di Hormuz, considerata una delle misure più urgenti per stabilizzare la regione e normalizzare le rotte commerciali.
Tuttavia, da Teheran arrivano segnali di irritazione. Fonti vicine al team negoziale iraniano hanno dichiarato all’agenzia Tasnim che la bozza del Memorandum pubblicata da Bloomberg conterrebbe «numerose inesattezze e omissioni», lasciando intendere che il testo circolato non rispecchi fedelmente i termini concordati.
Sul fronte statunitense, il presidente Donald Trump ha mantenuto un tono di forte pressione nei confronti dell’Iran. «Se non si comporta bene, ricominciamo con le bombe», ha affermato, ribadendo che l’accordo non esclude una linea dura qualora Teheran non rispettasse gli impegni assunti.
Da Evian, dove si è chiuso il G7, i leader del gruppo hanno espresso «soddisfazione» per l’intesa, sottolineando come uno degli obiettivi centrali resti impedire che l’Iran possa in futuro dotarsi di un’arma nucleare. La stabilizzazione dello Stretto di Hormuz viene indicata come condizione essenziale per la fase successiva del processo diplomatico.
Sul piano europeo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che l’ambasciata italiana a Teheran riaprirà proprio venerdì 19 giugno, in concomitanza con la firma del Memorandum. Un segnale politico che punta a rafforzare la presenza diplomatica italiana nella regione in un momento considerato cruciale.