Una ricerca dell’Università della Calabria conferma che la maggior parte dei discorsi d’odio si sviluppa nel mondo digitale. Più del 70% delle segnalazioni proviene da internet e social media, mentre una parte minore emerge in ambienti fisici come scuole, uffici e luoghi pubblici.
Nel 2024 l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali ha raccolto quasi 18.000 segnalazioni, con la quasi totalità legata al monitoraggio del web. Il dato dimostra che l’ecosistema digitale è diventato uno dei terreni più esposti alla diffusione di contenuti offensivi e discriminatori.
Lo studio è stato realizzato nel progetto Mythic, che analizza odio e discriminazioni in Italia. A coordinare la ricerca è la professoressa Giovanna Vingelli, docente dell’Unical e direttrice del Centro women’s studies.
La Calabria è indicata come un caso particolare di invisibilità strutturale. Non significa che le discriminazioni siano meno presenti, ma che risultano meno segnalate e più difficili da rilevare. Le cause includono fattori culturali, fiducia limitata nelle istituzioni, normalizzazione di alcune forme di pregiudizio e reti di supporto fragili.
La presentazione dello studio è avvenuta a Rende all’Unical, durante un incontro pubblico del progetto europeo Mobilize youth tackling hate in Calabria, sostenuto dall’Unione europea e coordinato da Fondazione l’albero della vita con Dataninja e Centro calabrese di solidarietà Ets.
LL