Riuscire a comprendere davvero un distillato d’eccellenza significa spesso spogliarlo del superfluo per metterne a nudo l’anima più autentica, trasformando la materia prima in un’esperienza fatta solo di luce e armonia.
Lontano dall’idea comune che associa storicamente i superalcolici a sensazioni forti e talvolta spigolose, esiste una filosofia produttiva che preferisce la via della sottrazione, dimostrando come la vera forza espressiva risieda nella delicatezza, nella setosità e in una trasparenza che diventa promessa di qualità.
Questo cammino orientato alla purezza aromatica definisce da sempre l’identità di grappa Candolini, una realtà capace di coniugare maestria artigianale ed eleganza estetica fin dal 1898, anno in cui Giovanni Giustino Candolini fondò la distilleria a Tarcento.
Sebbene le radici del marchio affondino tra il vigore del torrente Torre e lo scenario naturale delle cascate di Crosis, la vera e rivoluzionaria svolta verso un’amabilità senza precedenti si deve alla sensibilità rara di due donne: Domenica e Giuditta. Prendendo il comando dell’azienda in un periodo storico complesso e superando con caparbietà le convenzioni del tempo, seppero smussare con rigore perfezionista le asprezze dell’acquavite friulana per infonderle una grazia e una morbidezza allora inedite.
Oggi, sotto l’egida di Fratelli Branca Distillerie, questa gloriosa eredità continua a evolversi nel segno del celebre principio “Novare Serbando”, combinando un finissimo blend di acquaviti da vinacce italiane attraverso due specifici metodi di distillazione, continuo in colonna e discontinuo in alambicco tradizionale.
Il risultato è un distillato moderno che trova la sua perfetta estensione formale nell’iconica bottiglia: nata nel secondo dopoguerra ispirandosi alla piatta funzionalità delle fiaschette usate da cacciatori e soldati in montagna, si è successivamente ingentilita in linee sinuose ed eteree che evocano il design della profumeria d’alta classe, sottolineando un carattere femminile e spontaneo che non ha bisogno di nascondere nulla proprio perché l’eccellenza risiede nella sua stessa trasparenza.
Questa visione specchiata, in cui l’essere e l’apparire coincidono perfettamente, accompagna gli appassionati attraverso tre declinazioni sensoriali distinte, concepite come capitoli di un unico racconto di purezza.
La variante Bianca si offre all’assaggio come l’emblema della freschezza cristallina: assolutamente limpida alla vista, svela un olfatto delicato e non pungente in cui i profumi di gelsomino, mughetto e fresia si intrecciano a sfumature di uva spina e mela verde, per poi aprirsi a un sorso pulito che si congeda con un persistente e piacevole finale di mandorla amara.
Nella espressione Classica, invece, la freschezza fruttata del distillato giovane si unisce armoniosamente a una parte invecchiata almeno 18 mesi in legno, mostrando un colore paglierino brillante e regalando al naso sentori frizzanti di scorze candite di agrumi e una morbida avvolgenza di vaniglia, prima di un palato pieno e generoso che chiude su note di pesche sciroppate e bastoncino di liquirizia.
Infine, per gli estimatori dei profili più strutturati e maturi, la Riserva rappresenta la massima evoluzione del tempo attraverso un lungo affinamento che supera i 18 mesi nei maestosi e possenti tini di rovere francese da oltre 60.000 litri, situati sotto le volte sotterranee delle storiche cantine Branca di via Resegone.
Questo lento e protetto riposo geo-termico arricchisce la trama gustativa con note calde di datteri, fichi secchi e spezie orientali, preservando l’originaria setosità del distillato friulano senza che i tannini del legno prendano mai il sopravvento, offrendo un rito di fine pasto intriso di un’armonia di rara e indimenticabile finezza.
Attraversare queste tre interpretazioni non significa dunque accostarsi a tre prodotti distanti, bensì esplorare i capitoli di una medesima attitudine stilistica che rifiuta i compromessi e le ridondanze.