Una lunga china illuminata dal tramonto, il suono della cornamusa che attraversa gli alberi e un pubblico numeroso radunato per l’inaugurazione delle nuove installazioni. Ieri, 14 agosto, il Bosco degli Artisti di Gambarie ha presentato le sei opere dell’edizione 2026, raggiungendo quota 31 interventi lungo il percorso immerso nell’Aspromonte.
L’atmosfera è stata quella delle grandi occasioni: famiglie, escursionisti, artisti e visitatori abituali hanno affollato l’area, trasformando l’evento in una celebrazione del rapporto tra arte e natura. Il momento più intenso è arrivato al calare della luce, quando la performance inaugurale – accompagnata dalla cornamusa – ha preso vita in cima alla discesa con vista sullo Stretto. Le note, ruvide e arcaiche, si fondevano con il bosco, mentre le opere, illuminate dalla luce radente, apparivano come elementi del paesaggio.
Tra le installazioni più attese, quella di Paolo Infortuna – una distesa di paletti in legno fosforescenti – ha catturato l’attenzione del pubblico: una collina luminosa che, dopo il tramonto, ridisegna la percezione del bosco e invita a viverlo anche di sera.
Il Bosco degli Artisti non è un museo tradizionale: le opere vivono esposte agli elementi e cambiano con il trascorrere delle stagioni. Questa relazione dinamica ispira il tema dell’edizione 2026, “La Cura”, intesa come attenzione verso il territorio, le comunità e le opere stesse. Ogni installazione viene monitorata per un anno prima della valutazione finale, perché – ricordano gli organizzatori – è il bosco a decidere cosa può restare.
Il FACE Festival nasce come progetto di arte contemporanea radicato nell’Aspromonte, con un’impostazione inizialmente sperimentale: interventi diffusi, performance e scultura ambientale, pensati per creare un dialogo diretto tra artisti e territorio.

Mauro Maurizio Palumbo – Innesti
performance
Negli anni il festival consolida una rete istituzionale – Comune di Santo Stefano d’Aspromonte, Accademia di Belle Arti di Catanzaro, Comune di Reggio Calabria, Regione Calabria – che ne sostiene la crescita e amplia le possibilità operative.
La maturità arriva con Aspromondo, che trasforma il bosco e l’ex vivaio di Cucullaro in luoghi di residenza artistica. Le opere diventano site-specific, progettate e realizzate in loco durante periodi di lavoro condiviso. L’edizione 2026 conferma questa direzione: installazioni, performance e interventi multimediali costruiscono un percorso permanente nel Bosco degli Artisti.
Il festival evolve così da rassegna sperimentale a piattaforma stabile di produzione culturale, capace di intrecciare arte, paesaggio e comunità locale, contribuendo a ridefinire l’immaginario del territorio.
Oggi il Bosco degli Artisti è un luogo in cui scultura, paesaggio e comunità si intrecciano. Le opere respirano con il bosco, ne seguono i ritmi e le metamorfosi. Opere come la salamandra pezzata raccontano la fauna locale; le installazioni luminose reinventano la percezione del paesaggio; le performance al tramonto trasformano la passeggiata in un’esperienza sensoriale.
L’edizione 2026 conferma una visione chiara: un museo all’aperto che non si impone sulla natura, ma dialoga con essa. E che, anno dopo anno, continua ad attirare nuovi visitatori, nuove opere e nuove emozioni. Ieri, tra la folla, il suono della cornamusa e la luce filtrata dagli alberi, questa visione è apparsa più viva che mai.

Andrea Foti – Oracolo

Paolo Infortuna – Sensori d’assenza