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Alzheimer, svolta storica in Calabria: Catanzaro primo centro con la nuova terapia Donanemab

by il MetropolitanoRedazione ilMetropolitano
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Catanzaro, 18 agosto 2026 — L’Azienda Ospedaliero-Universitaria «Renato Dulbecco» di Catanzaro, Campus di Germaneto, ha avviato una nuova terapia per la demenza di Alzheimer, segnando una svolta storica nella neurologia calabrese e italiana. Si tratta del Donanemab, un anticorpo monoclonale che agisce rimuovendo le placche di proteina patologica amiloide dal cervello dei pazienti nelle fasi iniziali della malattia.

Il «Dulbecco» di Catanzaro si conferma così il primo e unico centro in Calabria a offrire questa terapia innovativa, ponendosi tra i pochissimi ospedali italiani che consentono ai pazienti di accedere a questi trattamenti all’avanguardia. La somministrazione del farmaco era già stata effettuata precedentemente nell’ambito di un programma di uso compassionevole, in attesa degli sviluppi regolatori definitivi da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa).

Una nuova era terapeutica
«Per decenni le terapie disponibili per la demenza di Alzheimer hanno agito solo sui sintomi, senza modificare il decorso della malattia», spiega la professoressa Gennarina Arabia, associata di Neurologia e responsabile del Centro per i disturbi cognitivi e per le demenze dell’Uoc di Neurologia di Germaneto. «Oggi l’arrivo di questi nuovi farmaci inaugura una nuova era: quella dei trattamenti in grado di intervenire sui meccanismi biologici alla base della patologia».

Il Donanemab rappresenta infatti una terapia biologica capace di rallentare la progressione della demenza di Alzheimer nelle sue fasi iniziali, agendo direttamente sull’accumulo di amiloide cerebrale, uno degli elementi caratteristici della malattia. Questo approccio segna un passaggio fondamentale dalla gestione sintomatica alla modifica del decorso patologico.

Un modello organizzativo rigoroso
«L’arrivo delle prime terapie biologiche in grado di rallentare la progressione della demenza di Alzheimer nelle sue fasi iniziali segna una svolta storica nella neurologia», ribadisce il professor Antonio Gambardella, direttore della Uoc di Neurologia di Germaneto, presso la quale è stato avviato il trattamento.

Per garantire sicurezza, appropriatezza e continuità di cura, il centro ha sviluppato un modello organizzativo rigoroso che integra valutazioni cliniche, test cognitivi e genetici, biomarcatori su liquido cerebrospinale, risonanza magnetica e Pet cerebrale. «Il tutto con un approccio multidisciplinare che coinvolge neurologi, neuroradiologi, specialisti in medicina nucleare, genetisti, neuropsicologi, farmacisti e infermieri e che richiede un costante monitoraggio specialistico», precisa Gambardella.

L’iter autorizzativo europeo e nazionale
L’Azienda Ospedaliero-Universitaria Renato Dulbecco di Catanzaro ha avviato il trattamento dopo l’approvazione da parte della Commissione Europea e a seguito del parere positivo dell’European Medicines Agency (EMA), l’agenzia europea per i medicinali. Questo riconoscimento colloca il centro calabrese in una posizione di eccellenza nel panorama sanitario nazionale.

Ora si attendono le autorizzazioni definitive da parte dell’AIFA, che consentiranno l’accesso a tutti i nuovi pazienti idonei, al di fuori del precedente programma per uso compassionevole. Una volta completato l’iter autorizzativo nazionale, la terapia potrà essere offerta a un numero più ampio di pazienti che rientrano nei criteri di eleggibilità.

 

L’avvio del trattamento a Germaneto rappresenta un passaggio rilevante per la neurologia calabrese e per i pazienti nelle fasi iniziali dell’Alzheimer. Il «Dulbecco» punta a garantire sul territorio regionale l’accesso a uno dei più innovativi approcci terapeutici oggi disponibili, riducendo la necessità per i pazienti calabresi di doversi spostare in altre regioni per accedere a cure avanzate.

La demenza di Alzheimer colpisce milioni di persone in Italia e nel mondo, con un impatto crescente sulla popolazione anziana. L’introduzione di terapie in grado di modificare il decorso della malattia rappresenta una speranza concreta per migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.

LL

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