San Francisco, 19 agosto 2026 — Meta Platforms segna un tonfo del 3,53% a Wall Street, scivolando a 548,89 dollari, nel giorno dell’inizio del processo sulle accuse di favorire comportamenti di dipendenza tra bambini e adolescenti. Il maxi-processo, che si è aperto in California, vede contrapposti i procuratori generali di 29 Stati americani e il colosso di Menlo Park, fondato da Mark Zuckerberg.
Le accuse preliminari illustrate nelle arringhe iniziali sono durissime: Meta ha reso i minori dipendenti e li ha «sfruttati», oltre ad aver «ingannato» il pubblico sulla sicurezza delle proprie piattaforme. I procuratori, in un’azione bipartisan senza precedenti, chiedono potenzialmente decine o centinaia di miliardi di dollari in sanzioni e modifiche sostanziali al modo in cui Meta gestisce Facebook e Instagram, le due app guida del gruppo.
Quattro Stati capofila — California, Colorado, Kentucky e New Jersey — hanno accusato Meta di aver progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza nei giovani utenti, alimentando ansia, depressione e persino suicidi, e di aver fuorviato i consumatori sulla sicurezza delle piattaforme.
Tutti i 29 Stati hanno inoltre accusato Meta di violare la legge federale raccogliendo e utilizzando impropriamente i dati personali dei bambini. Dal processo potrebbero dipendere le sorti future di Facebook e Instagram, nonché eventuali risarcimenti che potrebbero raggiungere cifre record. Meta ha respinto fermamente le accuse, negando di aver intenzionalmente cercato di creare dipendenza nei bambini a scopo di profitto.
Il processo è stato definito «storico» dagli osservatori, poiché potrebbe ridisegnare il modo in cui alcune delle app più popolari al mondo operano e interagiscono con gli utenti più giovani. Zuckerberg ha già perso due casi simili in passato, e questa volta la posta in gioco è particolarmente alta per il futuro dell’intero settore dei social media.
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