Un devastante disastro naturale sta mettendo a dura prova la regione di confine tra Nepal e Tibet dove, nella giornata del 26 agosto, improvvise inondazioni e colate di fango hanno provocato una tragedia di immense proporzioni.
I bilanci ufficiali delle vittime e dei dispersi restano purtroppo del tutto provvisori e destinati a salire col passare delle ore, considerando che la conta delle salme accertate ha già raggiunto almeno 165 morti.
Nel frattempo, le operazioni di soccorso procedono in condizioni estreme con i soccorritori impegnati a scavare nel fango denso per rintracciare eventuali superstiti rimasti intrappolati sotto le macerie dei centri abitati. Buona parte di quest’ultimi sono stati completamente cancellati dalla furia dell’acqua.
Tra le centinaia di persone di cui si sono perse le tracce figura, come riporta il quotidiano Vn-Espress, un numero considerevole di turisti, appassionati di trekking e alpinisti giunti da tutto il mondo per cimentarsi sulle vette più celebri dell’Himalaia, compreso il Monte Everest.
Secondo i dati forniti dalle autorità ufficiali ed i base a quanto riporta il quotidiano Vn Express.net, risultano irreperibili almeno 468 viaggiatori, tra cui 393 stranieri: la comunità più colpita è quella indiana con 142 dispersi — legati principalmente ai pacchetti di viaggio forniti da agenzie come Samrat Tours & Travels, Leaf Holiday e Himalayan Glacier —, a cui si aggiungono 47 cittadini statunitensi, 34 australiani, 24 canadesi, oltre a diversi escursionisti originari di Corea del Sud, Paesi Bassi, Malesia, Portogallo e Sudafrica.
Secondo le prime ricostruzioni avanzate dalle autorità locali, la catena di eventi fatali potrebbe essere stata innescata da una scossa sismica che ha provocato un imponente cedimento del terreno, ostruendo il corso del fiume di confine e creando un bacino artificiale poi esondato con violenza verso valle.
Qui nell’immagine a lato, presa dal profilo ufficiale X, del ministro nepalese Shisir Khanal, il ringraziamento per gli aiuti ricevuti dal vicino governo dell’India.
La gravità dell’emergenza ha spinto i vertici politici di entrambi i paesi ad attivare immediatamente l’esercito e le forze di polizia per velocizzare le evacuazioni delle popolazioni residenti lungo l’asta fluviale, mentre le organizzazioni umanitarie internazionali stanno inviando materiale sanitario e beni di prima necessità per sostenere la macchina dei soccorsi.
La zona non è nuova a tragici episodi di questo tipo: già nell’anno precedente violente piene avevano provocato vittime e distrutto infrastrutture strategiche di collegamento transfrontaliero, evidenziando la fragilità idrogeologica di un territorio costantemente minacciato da eventi atmosferici estremi e disastri secondari.
HTTH