La misura dovrebbe scattare in presenza di un incremento del prezzo medio dell’energia superiore al 30% su base annua, una soglia che, secondo risulta ampiamente superata alla luce dei rincari registrati nei mesi estivi.
L’impatto della proposta è immediatamente quantificabile. Nel caso dell’albergo da 45 camere, il credito d’imposta consentirebbe di recuperare attraverso l’F24 1.200 euro, riducendo l’aggravio effettivo da 4.000 a 2.800 euro. Il costo complessivo della misura per le sole imprese turistiche, con un’aliquota del 30%, è stimato da Confimprenditori in 156,6 milioni di euro.
“Le imprese del turismo stanno sostenendo un aggravio di costi che non è sempre giustificato dal reale andamento dei prezzi del gas sui mercati europei – dichiara Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori –. Lo Stato, attraverso l’IVA e le partecipazioni nelle grandi aziende energetiche, beneficia a sua volta dell’aumento della spesa sostenuta da famiglie e imprese. Per questo chiediamo un intervento immediato: un credito d’imposta che restituisca ossigeno ad alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari, prima che i rincari si scarichino sui prezzi al consumo o, peggio, mettano a rischio la tenuta delle imprese più piccole”.
“Non possiamo chiedere alle imprese turistiche di assorbire da sole aumenti di questa portata – aggiunge Ruvolo –. Il turismo è uno dei motori dell’economia italiana e non possiamo permettere che una nuova emergenza energetica finisca per comprimere margini, investimenti e occupazione proprio nel momento in cui il settore sta affrontando una stagione di forte domanda”.
Confimprenditori sollecita quindi il Governo ad aprire un tavolo tecnico con le associazioni di categoria per definire tempi, criteri e modalità di attuazione della misura e inserirla nella prossima legge di bilancio.
comunicato stampa