Le prospettive di una riapertura dei canali diplomatici tra Iran e Stati Uniti mettono le ali ai mercati finanziari internazionali, innescando un netto calo dei prezzi dei beni energetici e favorendo il recupero dei titoli di Stato.
A spingere il clima di fiducia sui mercati è l’apertura ai negoziati da parte della Guida Suprema iraniana, Mojtiba Khamenei, unitamente alla disponibilità al dialogo espressa dal presidente statunitense Donald Trump. L’allontanamento delle tensioni geopolitiche ha provocato un vero e proprio tracollo delle quotazioni energetiche: il petrolio cede il 6,6%, con il Brent che scende a 97,3 dollari al barile e il Wti a 105,9 dollari, mentre il gas registra un ribasso dell’8,5% attestandosi a 95,1 euro al megawattora.
L’allentamento della pressione sui prezzi energetici rasserena i mercati obbligazionari nella prospettiva di un raffreddamento dell’inflazione: il rendimento del Btp decennale italiano scende di oltre 8 punti base al 4,42%, con lo spread rispetto al Bund tedesco che si attesta a quota 113.
In Europa i principali listini chiudono in territorio ampiamente positivo: Milano guadagna l’1,2%, Parigi l’1%, Francoforte lo 0,7% e Londra lo 0,3%. Intonazione positiva anche a Wall Street, dove alla vigilia delle elezioni di metà mandato il Nasdaq sale dell’1,3% e il Dow Jones dell’1,2%.
A Piazza Affari gli acquisti premiano in particolare i comparti tecnologico e industriale, con Buzzi in rialzo del 5,9% e Stm del 4,3%. Ben intonate anche Moncler (+3,9%), Campari (+3,9%), Finecobank (+3%) e Amplifon (+2,7%). Al contrario, l’improvvisa flessione del greggio penalizza i titoli del settore petrolifero, con Eni in calo del 2,8% e Tenaris che cede l’1,3%.
Al. Co.