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Dentro la zona rossa

Dentro la zona rossa. Il virus, il tempo, il potere è un libro di 159 pagine scritto a due mani dall’ambientalista Francesco Fantuzzi e l’accademico Franco Motta e pubblicato dalla casa editrice Sensibili alle Foglie. Ricco di contenuti, di opinioni, di argomenti, di riferimenti bibliografici, tanti richiami giornalistici che affrontano temi come i fondi della ricerca, il precariato, lo smark working, la separazione delle competenze sanitarie da quelle ambientali, la deregionalizzazione del servizio sanitario nazionale e ancora un capitolo sulla conta delle vittime da pandemia dove i calcoli non sono così semplici.

Francesco Fantuzzi lavora da oltre venti anni presso la Cooperativa di Finanza Mutualistica e solidale di Reggio Emilia e Franco Motta insegna storia moderna all’Università di Torino.

Il testo, che si focalizza sui mesi del primo lockdown della primavera del 2020, insiste sulla protezione dell’ambiente: i satelliti della NASA (Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche) hanno documentato il calo delle polveri sottili come conseguenza della chiusura delle fabbriche, la netta riduzione della mobilità, la domanda dei beni che si è contratta. Certo dei gas serra evitati in questo modo non c’è certo da compiacersi, ma piaccia o no questa è la ricaduta della crisi pandemica che se da un lato ha aumentato la disoccupazione e ammazzato innocenti (tanto per usare un linguaggio bellico, che però non piace agli autori), dall’altra ci ha dato la possibilità unica e meravigliosa di assistere al ritorno dei delfini nel porto di Cagliari, l’acqua cristallina a Venezia, cervi sulle strisce pedonali, le anatre nella fontana del Bernini. Si potrebbe dire che più che il Protocollo di Kyoto e i suoi esperti dell’International Panel on Climate Change (IPCC) poté il manifestarsi del Sars-COV-2 nell’uomo e la pandemia globale di Covid-19, che ha fatto da termometro di GAIA.

Il virus evoca spettri più o meno antichi: dalla Spagnola, al Covid, passando dalla peste, la lebbra, l’aviaria, la mucca pazza, l’AIDS, la Dengue, l’Ebola, il vaiolo, il colera, la tubercolosi, la malaria e alcune di esse, dicono gli autori, si intersecano con l’economia speculativa legata alla devastazione del modello consumistico di massa fautrice della deforestazione e degli allevamenti intensivi. E’ forse il momento e il caso di ripensare il post emergenza con occhi più responsabili verso Madre Terra? I primi spunti di riflessione sulle conseguenze e sull’opportunità che suo malgrado questa pandemia ci riserva per cambiare rotta. E’ il momento di domandarselo molto seriamente. “Il problema, dice Fantuzzi durante un’intervista, è un sistema economico basato esclusivamente sulla produzione di beni da consumare, ma che spesso non servono, e non sulla protezione delle persone”.

Può sembrare, durante la piacevole lettura, che gli scrittori, qualche volta, scivolino nella semplice critica e da qui si innesca con il lettore un’invisibile dibattito. Sarebbe stato bello trasformare questa recensione in una tavola rotonda per chiedere loro un approfondimento sull’Inclemente giudizio sull’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e su quello della comunicazione istituzionale che ha trattato con un fenomeno nuovo e molto complesso.

Molto interessante il riferimento alla popolazione e agli esiti di un esperimento di massa in zona rossa, ma privo di riferimento alla centralità del cittadino quale fautore e fruitore del modello socio-economico in modo attivo e responsabile ed è qui che si inserisce il bizantinismo giuridico connaturato al sistema politico-sociale italico, nel quale il popolo si aspetta che il legislatore declini nel particolare tutto e sempre, piuttosto che valutare lo specifico obiettivo di fondo alla base dell’emanazione del provvedimento legislativo stesso. Uno spunto di riflessione che il lettore si aspetterebbe è un riferimento alla necessità di iniziare un lungo percorso da realizzare per l’alfabetizzazione scientifica della popolazione generale, unico strumento utile a radicare comportamenti responsabili diffusi ed a immunizzare la popolazione contro il dilagare di false informazioni che ingenerano il panico, sicuramente molto più diffusivo di qualunque malattia infettiva. Buona lettura

Sonia Topazio (giornalista UGIS) Gianluca Russo (infettivologo Policlinico Umberto I)

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