“Dalla palla ovale alla palla a spicchi” di Pasquale Melissari è molto più di un libro di sport: è un viaggio autobiografico nella pallacanestro reggina tra il 1966 e il 1976, costruito su diari, fotografie, referti e ricordi conservati per oltre mezzo secolo. Un racconto di formazione, amicizia e sacrificio che parte da un cortile scolastico senza canestri e arriva fino alle finali nazionali juniores.
Tutto comincia nel settembre del 1966, quando Pasquale, nove anni, e il fratello Gianfrancesco, dieci, entrano nel cortile della Scuola Media Principe di Piemonte a Reggio Calabria, accompagnati da Rodolfo Dattola. Vestiti con pantaloni all’inglese, calzettoni alti e scarpe eleganti, i due fratelli si trovano davanti a un professore, Domenico Melara, e a una realtà povera di mezzi: pochi palloni, nessun canestro, ragazzi più grandi e tanta voglia di giocare.

foto di GNS
A Pasquale non tocca nemmeno un pallone da basket: il professore gli consegna una palla ovale da rugby e gli dice di lanciarla contro il muro e riprenderla.
Quel gesto, apparentemente marginale, diventa il simbolo dell’intero libro: imparare ad adattarsi, rincorrere ciò che sfugge e continuare anche senza gli strumenti giusti.
Tra il 1966 e il 1976, un gruppo di ragazzi cresce in una città dove regna solo il calcio, ma sceglie la palla a spicchi.
Si allena senza tute, con maglie di lana e pantaloncini di raso comprati di tasca propria, con le Superga consumate sui campi in cemento.
Dai cortili scolastici al campo del Piria, dallo “Scatolone” alle trasferte a Napoli, Cosenza, Bari, Palermo e Livorno, quella generazione arriva fino alle finali nazionali juniores.
Melissari ricostruisce il cammino sportivo attraverso l’All Stars e la Cestistica Piero Viola, il Trofeo Ragazzi, i Giochi della Gioventù, il foglio rosa del 13 marzo 1971, il Trofeo Primavera, Catanzaro, il campionato juniores del 1973, l’ingresso tra i cadetti e le prove in Serie C, fino al riconoscimento degli avversari nell’ultima partita.
La seconda parte del volume è un album di squadra: compagni, maestri e protagonisti del basket reggino tornano uno a uno, da Giuseppe Viola a Domenico Melara, da Rodolfo Dattola a Enzo Porchi, dai fratelli Pirillo e Putortì a Minniti, Zoccali, Falleti, Spuri e Biacca, fino agli accompagnatori “mitici” Pasquale e Santino Meduri e alle figlie che oggi tengono la palla in mano.
In appendice restano i documenti: il cortile del Piria, i referti, i giornali e i testi delle canzoni dell’album “È solo un passaggio”. Un corredo che trasforma il libro in un archivio vivo di memoria sportiva e umana.
Il valore del gesto giusto
Nel commento finale, l’autore, l’avvocato Pasqaule Melissari, riflette sul significato di quel primo allenamento: “quando la palla non rimbalza nella direzione che avevi previsto, devi imparare a muoverti, adattarti e tentare di riprenderla”. Una lezione che va oltre il campo e diventa metafora di tutta la vita.
Sessant’anni dopo, le palestre sono cambiate e i ragazzi di allora sono diventati uomini, ma quando il diario si riapre il tempo compie un movimento contrario: i numeri ritrovano un suono, i volti tornano nitidi e una vecchia partita ricomincia a vivere.
Fabrizio Pace