La Svizzera guarda a Crans-Montana con dolore e domande ancora senza risposta. Il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, definisce quanto accaduto “una delle peggiori tragedie che il nostro Paese abbia conosciuto”, ma al momento non ci sono conferme ufficiali sulla dinamica dell’incendio che ha devastato il famoso bar durante i festeggiamenti di Capodanno.
Le indagini sono nelle mani della polizia cantonale vallesana, che ha aperto una formale inchiesta per chiarire come si siano sviluppate prima le fiamme e poi il crollo interno che ha intrappolato decine di persone.
Parmelin, nel punto stampa tenuto nella località sciistica, ha promesso il massimo impegno per comprendere le cause e accertare eventuali responsabilità, precisando che si stanno valutando tutte le ipotesi, dall’errore umano ai problemi strutturali, fino a possibili criticità legate ai sistemi antincendio.
Il presidente ha sottolineato anche “la grandissima solidarietà a livello internazionale”, ringraziando in particolare Italia, Francia e Germania per l’aiuto fornito fin dalle prime ore, con squadre specializzate e supporto medico messi a disposizione su richiesta delle autorità elvetiche.
Sul versante italiano, è il ministro degli Esteri Antonio Tajani a confermare la presenza di connazionali coinvolti. “Purtroppo ci sono italiani coinvolti”, ha spiegato, parlando di “una dozzina di italiani ricoverati in diversi ospedali” e di “una quindicina di dispersi”, un dato che rende ancora più drammatico il bilancio di una notte nata come festa e trasformata in incubo. Alcuni dei feriti presentano ustioni molto gravi, tanto che per almeno tre pazienti si valuta il trasferimento all’ospedale Niguarda di Milano, centro di riferimento nazionale per la cura delle ustioni complesse.
La Farnesina ha attivato l’Unità di crisi, messo a disposizione numeri dedicati per i familiari e inviato sul posto personale dell’ambasciata e del consolato, in coordinamento con le autorità locali. Tajani ha annunciato che si recherà personalmente a Crans-Montana per incontrare i connazionali ricoverati, le famiglie e le autorità elvetiche, ribadendo che “l’Italia è vicina al popolo svizzero ma soprattutto agli italiani che stanno vivendo attimi di disperazione”.
Per molti parenti, il dramma si consuma tra le corsie d’ospedale e il centro di accoglienza allestito nel vicino centro congressi, dove viene aggiornato l’elenco di feriti e dispersi. Nel frattempo, gli inquirenti cercano di ricostruire ogni minuto precedente all’esplosione, analizzando impianti, materiali presenti nei locali e testimonianze dei sopravvissuti.
Si lavora anche sulle autorizzazioni, sulle eventuali capienze superate e sul funzionamento dei sistemi di sicurezza, mentre il Comune e il cantone hanno annunciato verifiche straordinarie su altri locali della zona. La comunità sciistica internazionale, molto legata alla località vallesana, segue con apprensione gli sviluppi, mentre le piste restano aperte ma con un clima di lutto e raccoglimento.
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