«Rimandiamo al mittente le accuse del presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Elbano de Nuccio. Definire “inaccettabile” l’estensione ai Consulenti del Lavoro della possibilità di depositare i bilanci significa disconoscere il complesso delle norme che, da decenni, regolano il ruolo degli intermediari professionali in materia fiscale, contabile e tributaria».
È quanto affermano congiuntamente i Presidenti dei Consigli provinciali dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro in una nota diramata a latere dell’Assemblea tenutasi a Reggio Calabria, in occasione della Convention nazionale della categoria. Una presa di posizione unitaria in risposta alle dichiarazioni del presidente dei commercialisti sulla disposizione contenuta nel disegno di legge annuale sulla concorrenza.
«Non siamo di fronte ad alcuna invasione di campo né al tentativo di appropriarci di competenze altrui. Piuttosto, sarebbe colmato un vulnus dell’ordinamento e riallineata la disciplina del deposito dei bilanci alla realtà delle attività che i Consulenti del Lavoro sono già pienamente abilitati a svolgere. Il deposito presso il Registro delle imprese costituisce, infatti, un adempimento successivo alla formazione e all’approvazione del bilancio e non attribuisce alcuna esclusiva sulla sua redazione o certificazione».
I Consulenti del Lavoro assistono quotidianamente centinaia di migliaia di imprese nella tenuta della contabilità, negli adempimenti fiscali e tributari, nella trasmissione delle dichiarazioni, nell’accesso alle fatture elettroniche e ai dati messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, nell’apposizione dei visti di conformità e nelle asseverazioni previste dalla legge. Sono intermediari fiscali abilitati e possono prestare assistenza tecnica nel processo tributario nei casi stabiliti dall’ordinamento.
A queste attribuzioni si aggiungono le funzioni esercitabili nelle procedure di regolazione della crisi e dell’insolvenza, come curatori, commissari giudiziali e liquidatori, nonché negli organi di controllo societario quando ricorrono i requisiti previsti dalla normativa. I Consulenti del Lavoro sono inoltre chiamati a certificare costi e spese ai fini dell’accesso ad agevolazioni e crediti d’imposta e sono soggetti a precisi obblighi in materia di antiriciclaggio.
«È dunque singolare sostenere che un professionista al quale la legge consente di tenere la contabilità, verificare dati contabili, apporre visti, assistere il contribuente e gestire delicate procedure di crisi non possa trasmettere telematicamente un bilancio regolarmente approvato dagli organi societari».
La competenza dei Consulenti del Lavoro, del resto, non è circoscritta al diritto del lavoro e alla legislazione sociale. Il percorso universitario, il tirocinio professionale, l’esame di Stato e la formazione continua comprendono stabilmente diritto tributario, economia aziendale, ragioneria, contabilità e disciplina societaria. Materie indispensabili per esercitare una professione che opera al fianco delle imprese e che integra competenze lavoristiche, fiscali, economiche e organizzative.
«I Consulenti del Lavoro non chiedono privilegi. Chiedono che venga rispettata, anche sul piano degli adempimenti formali, una funzione che appartiene da sempre alla loro storia professionale, alla loro preparazione e al ruolo concretamente svolto nel sistema economico del Paese».
Comunicato stampa