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FMI, l’Italia cresce più del previsto: PIL a +0,8% nel 2026

Il Fondo Monetario Internazionale rivede al rialzo le stime per l’Italia: +0,8% nel 2026 e +0,6% nel 2027. Un segnale di tenuta per l’economia nazionale

by il MetropolitanoRedazione ilMetropolitano
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Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita per l’economia italiana. Nel World Economic Outlook presentato a Bangkok, l’istituto ha portato la stima del PIL italiano per il 2026 allo 0,8%, con un incremento di 0,3 punti percentuali rispetto alle previsioni di luglio.

 

Per il 2027, il FMI ha invece migliorato la previsione di 0,1 punti, portandola allo 0,6%. Un aggiustamento contenuto ma significativo, che riflette una valutazione più favorevole della capacità di tenuta del sistema Paese in un contesto internazionale ancora segnato da incertezze.

La revisione al rialzo conferma un quadro macroeconomico più solido rispetto alle aspettative dei mesi precedenti. La crescita italiana, pur restando moderata, appare sostenuta dalla domanda interna e dalla resilienza del mercato del lavoro, elementi che hanno contribuito a limitare gli effetti dei venti contrari provenienti dall’esterno.

Il miglioramento delle stime italiane si inserisce in una revisione più ampia delle prospettive globali.

Il FMI ha infatti alzato anche la previsione di crescita dell’economia mondiale per il 2026 al 3,1%, rispetto al 3% stimato a luglio, pur avvertendo che la resilienza globale resta sottoposta a pressione da vincoli energetici e rischi fiscali.

Per l’Italia, il dato offre un cauto ottimismo. La crescita prevista resta inferiore ai livelli necessari per una riduzione rapida del debito pubblico, ma il miglioramento delle stime può rafforzare la fiducia di mercati, investitori e istituzioni europee sulla solidità del percorso economico del Paese.

Il Fondo Monetario Internazionale continua tuttavia a segnalare rischi legati a nuovi shock geopolitici, all’andamento dei prezzi dell’energia e alle incertezze sul commercio internazionale. Fattori che potrebbero incidere sulle prospettive di crescita e richiedere risposte politiche capaci di proteggere investimenti, competitività e potere d’acquisto.

Ant Ier

 

 

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