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Il buco di bilancio e le responsabilità statali…

comuni in rosso mapMilano, Parma, Alessandria, Roma, Napoli, Reggio Calabria (ed altri Comuni calabresi ) sono enti pubblici locali che viaggiano sull’orlo del crac e che per motivazioni differenti sono finite sotto osservazione speciale dello Stato prima e dell’opinione pubblica dopo, in alcuni casi con riflessi giudiziari tra loro molto diversi e sconcertanti. Sono molteplici le concause che hanno indebitato questi enti: Spese pazze o inutili, assunzioni a pioggia nelle partecipate, operazioni finanziarie a rischio ma una in particolare è comune in tutte le situazioni ed è la più incisiva si tratta dei tagli dei trasferimenti dallo Stato centrale. Sarebbero 105 i Comuni che da due anni, avendo i “conti in rosso” si sono appellati alla Corte dei Conti che dovrebbe aiutarli a salvare il salvabile. Secondo l’opinione più che autorevole di Raffaele Squitieri, Presidente della Corte dei Conti in audizione alla Camera, (lo si può leggere in un recente articolo pubblicato sull’Espresso) il fenomeno sarebbe da inquadrare nell’atteggiamento del Governo poiché “dal 2009 al 2013 i trasferimenti dallo Stato centrale verso i comuni sono diminuiti di circa 31 miliardi, in parte recuperati dagli amministratori attraverso l’aumento delle imposte locali”. In Calabria però, la situazione è drammatica in quanto viene presentata come un fenomeno a se stante. Per cui quello che dovunque nel Paese deriva indirettamente e principalmente dalla crisi economica nazionale (il mancato trasferimento dei fondi statali) e che è causa principale del così detto “Buco di Bilancio”, non viene valutato con la volontà di salvare ma viene tenuto in considerazione soltanto per evidenziarne le responsabilità amministrativo\politiche.  Secondo Claudio Cavaliere, (si legge sempre sull’articolo dell’Espresso) esponente di Legautonomie, la Calabria “dal 1992 ad oggi, è la regione che ha avuto più dissesti. Eppure i Comuni calabresi in difficoltà sono molti più di quelli dichiarati nelle statistiche. Il trucco che permette di rinviare la dichiarazione effettiva di dissesto è quello dei “residui attivi”, ovvero i tributi indicati a bilancio come non ancora incassati. Sono una massa enorme e spesso vengono trasferiti da un anno all’altro senza riscuoterli mai”, In altre parole, oltre al danno la beffa, perché i comuni calabresi non sarebbero riusciti a riscuotere 1,7 miliardi di euro di tributi. Quanto è accaduto ed accade agli enti locali è semplificato ma spiegato in maniera molto comprensibile dall’assessore al Bilancio di Milano  nella giunta Pisapia, Francesca Balzani “Negli ultimi anni a ogni finanziaria tutto veniva rimesso in discussione, come avvenuto anche adesso con la trasformazione della tassa sui rifiuti, da Tares in Tari. La sostanza non cambia ma, a ogni modifica, vanno rifatti i programmi informatici, ridisegnati i sistemi e le scadenze di pagamento, investite altre risorse per rifare la formazione del personale e i programmi informatici, il vero derivato tossico è rappresentato quindi dall’incertezza” . Una spiegazione concreta, elementare, lineare, comprensibile a tutti , valevole anche per i Comuni calabresi.

Fabrizio Pace

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Fabrizio Pace is a journalist, editor of www.ilmetropolitano.it.