Alfano e il cinema senza armi di scena

di Ilenia Borgia – Nemmeno Hollywood avrebbe mai preso una decisione così drastica come quella che nelle ultime ore sta facendo il giro dei set cinematografici italiani. Neppure l’attentato delle Torri Gemelle è servito a persuadere l’America dal porre fine al genere “Disaster Movie”. Eppure in Italia, patria e location dei tanti Spaghetti Western e film come Il Padrino, arriva un comunicato da parte del Ministro Angelino Alfano dove viene vietato l’utilizzo di armi di scena nei set cinematografici e televisivi. Di conseguenza, non è più possibile effettuare scene di sparatorie, duelli, inseguimenti armati. Insomma, qualsiasi azione in cui siano coinvolte “armi” come Beretta, Glock, Kalashnikov, M-16, Winchester e altri cimeli storici legati alla polvere da sparo. Questa novità, impensabile fino ad oggi, ha subito messo in crisi il mondo delle fiction televisive, le quali hanno dovuto “cliccare sul tasto pausa”, in attesa di nuove disposizioni. Sì, avete capito bene: Montalbano dovrà trovare un escamotage alle direttive romanzate di Camilleri, il Commissario Rex si ritroverà ad addentare un osso vero e proprio, piuttosto che la pistola del criminale di turno, ed il povero Daniel “Bond” Craig (per le riprese italiane dell’ultimo 007 previste per febbraio) dovrà accontentarsi di impugnare una banana al posto della solita arma all’ultimo grido firmata dai Servizi Segreti. Una privazione “artistica” che mette a repentaglio non solo il mercato filmico italiano, ma soprattutto la salute dei tanti sceneggiatori che adesso si ritroveranno in una profonda crisi intellettuale. A quanto pare, Alfano non avrebbe giustificato tale decisione e appare assai difficile immaginare un “movente” plausibile. La preoccupazione che si legge nel comunicato di Anica e Apt, non lascia dubbi sulle perdite economico-produttive che si potrebbero registrare: “Tutto ciò a causa della legge che regolamenta la detenzione e l’uso delle armi a uso scenico, ne stabilisce i requisiti tecnici e indica le procedure per il relativo riconoscimento, ma con norme tecnicamente opinabili, oggettivamente inapplicabili e per di più con termini di attuazione perentori giunti oggi a scadenza”. Vi è una documentazione dove viene resa nota la proroga dei termini, ma resta fermo da un mese “nel suo iter promulgativo”. Un periodo, seppur breve, che per i tempi cinematografici risulta infinito e determinante. In poche parole, il cinema si blocca, pietrificato, come solo un uomo può essere quando ha una pistola puntata alla tempia.

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