Una corte d’appello statunitense ha aperto la strada all’entrata in vigore di una legge controversa in Texas, che consente alle autorità statali di procedere all’arresto e all’espulsione di migranti entrati illegalmente nel territorio dello Stato.
La norma, nota come Senate Bill 4 e firmata dal governatore repubblicano Greg Abbott nel dicembre 2023, prevede che l’ingresso o il reingresso illegale in Texas da un Paese straniero sia considerato reato di competenza statale e conferisce ai giudici statali il potere di ordinare la rimozione forzata dei migranti.
Secondo la legge, una prima violazione è punibile come reato minore con fino a sei mesi di carcere, mentre i reati ripetuti possono diventare un secondo grado di reato, con pene che vanno da due a venti anni di detenzione.
In caso di rifiuto a lasciare il Paese o di opposizione al rimpatrio, è prevista un’aggravante che può portare a una condanna fino a 20 anni, rinforzando la strategia di “polizia dei confini” voluta da Abbott. La stessa norma consente di sospendere le accuse se il migrante accetta di rientrare volontariamente in Messico.
Il via libera della corte d’appello, che ha annullato un precedente blocco giudiziario, ha acceso un nuovo dibattito sulle competenze tra governo federale e Stato: diversi giudici e organizzazioni per i diritti umani contestano la legge come incostituzionale, sostenendo che la materia dell’immigrazione rientri esclusivamente nella sfera federale.
Il governo di Washington, all’inizio sotto Biden, aveva avviato un contenzioso, ma la nuova amministrazione ha ridimensionato la battaglia legale, lasciando campo libero alla sperimentazione texana.
Ant Ier