Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni non intende firmare il DPCM che sblocca gli aumenti di stipendio per i magistrati, stimati in circa un miliardo di euro, compresi gli arretrati. La decisione riguarda gli adeguamenti previsti da sentenze del Consiglio di Stato che hanno ritenuto erroneo il metodo di calcolo delle retribuzioni negli anni passati.
Secondo fonti di Palazzo Chigi, la premier considera la cifra circa dieci volte superiore a quella richiesta per gli autotrasportatori, categoria per la quale il governo sta cercando risorse. Meloni ritiene inoltre che “gran parte” della magistratura possa comprendere la scelta di destinare quei fondi ad altre esigenze.
La premier si è dichiarata disponibile a incontrare l’ANM per discutere la questione. Il vice segretario dell’associazione, Stefano Celli, ha risposto che la decisione spetta al governo, ma che se ci saranno margini l’ANM valuterà un ricorso per far valere i propri diritti.
Senza la firma del DPCM, lo scontro potrebbe approdare a un giudizio di ottemperanza davanti al Consiglio di Stato, con la possibile nomina di un commissario ad acta. L’adeguamento interessa circa 11 mila magistrati ordinari, amministrativi e contabili.
La posizione della premier apre un nuovo fronte con la magistratura a pochi mesi dal referendum sulla giustizia. Il governo dovrà ora chiarire se bloccherà l’esecuzione delle sentenze o se cercherà una soluzione negoziata con le associazioni di categoria.
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