L’accordo politico raggiunto tra il governo italiano e la Commissione europea sul decreto Bollette apre la strada a un tetto temporaneo al prezzo del gas utilizzato per produrre energia elettrica. L’obiettivo è limitare l’effetto dei rincari del gas sul prezzo finale pagato da famiglie e imprese.
Il meccanismo prevede che lo Stato copra la differenza tra il costo reale del combustibile e la soglia fissata dal limite, quando il prezzo del gas supera il tetto stabilito. Secondo le informazioni circolate, la soglia potrebbe collocarsi intorno ai 60 euro al megawattora, con un intervallo indicativo tra 55 e 65 euro.
La misura riguarda esclusivamente il gas impiegato nella produzione termoelettrica. Il suo effetto si riflette quindi sulla componente energetica della bolletta della luce, non sul prezzo del gas domestico, per il quale non è previsto un nuovo taglio generalizzato.
Il provvedimento avrà carattere temporaneo, coerente con il quadro europeo di aiuti di Stato per la crisi in Medio Oriente, noto come Metsaf. La durata indicata è di circa un anno, anche se alcune fonti parlano di un periodo fino a diciotto mesi.

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La Commissione europea ha posto condizioni precise: il beneficio dovrà essere trasferito integralmente ai consumatori finali, il finanziamento dovrà essere sostenuto solo da chi trae vantaggio dalla misura e gli incentivi agli investimenti nelle energie rinnovabili dovranno essere preservati.
Restano esclusi dalla copertura pubblica i costi del sistema Ets legati alle emissioni di CO2, che continueranno a gravare sulle imprese produttrici di energia. Un elemento che limita la portata dell’intervento e che dovrà essere considerato nella valutazione dell’impatto finale sulle bollette.
Il testo del decreto dovrà ora essere riscritto alla luce delle osservazioni della Commissione e approvato nuovamente dal Consiglio dei ministri. Sarà poi l’Autorità Arera a definire il quadro regolatorio per la copertura dei costi e il trasferimento dei benefici ai consumatori.
L’attivazione del meccanismo non è quindi immediata. Le stime più prudenti indicano l’inizio del 2027, con gennaio come finestra possibile, ma la data effettiva dipenderà dalla finalizzazione dell’accordo formale con Bruxelles e dall’approvazione del nuovo decreto.
Il valore della misura sta nella capacità di ridurre il costo della generazione elettrica a gas, che pesa in modo rilevante sulla formazione del prezzo finale. Con un tetto fissato a 60 euro al megawattora, il risparmio stimato potrebbe superare i 25 euro per megawattora, un effetto che si rifletterebbe sul costo dell’energia elettrica per famiglie e imprese.
La sfida ora è trasformare l’intesa politica in un meccanismo operativo. La definizione della soglia, delle regole di rimborso e dei criteri di ripartizione dei costi determinerà l’effettiva portata del provvedimento e la sua capacità di alleviare il peso delle bollette.
PE